Georgia

La mia prima esperienza nella Fondazione PRO.SA risale al 2006, quando dovetti svolgere i tre mesi di stage richiesti dal mio corso di laurea. Conobbi la Fondazione grazie al volontario che si occupava di gestire il sito internet, che all'epoca era ancora in fase di costruzione. Alcune sezioni erano ancora vuote, in particolare mancava la presentazione dei numerosi progetti che la Fondazione sostiene e promuove nei Paesi in Via di Sviluppo.
Si tratta naturalmente di una sezione fondamentale, per mostrare ai donatori l'impegno costante che i volontari e i Missionari devolvono a favore degli strati sociali più disagiati o degli abitanti di zone geografiche svantaggiate. Io non avevo alcuna esperienza nel settore informatico, perciò Sonia mi propose di redigere i resoconti dei vari progetti in un formato adatto per la pubblicazione su web, con cui il volontario più esperto avrebbe poi provveduto ad aggiornare il sito.

Ebbi così l'occasione di conoscere nel dettaglio l'impatto e l'importanza che la PRO.SA ha nel mondo e la capillarità con cui cerca di distribuire i propri interventi, almeno in quei paesi la cui scena politica consente la diffusione di missioni caritatevoli di confessione cristiana. A volte, i risultati che vedevo emergere da tali resoconti erano sorprendenti; era emozionante scoprire che una serie di piccoli contributi, provenienti da persone diverse e magari mosse da convinzioni divergenti, si era trasformata in qualcosa di grande come un intero edificio attrezzato ed efficiente. Non si tratta solo di costruire un fabbricato: ciò che PRO.SA regala è la realizzazione di concetti elevati quali "una casa" per chi non ha mai avuto un tetto sotto cui ripararsi; "la salute" che spesso può essere sinonimo di autentica salvezza; "il diritto allo studio" per chi, soprattutto bambine e ragazze, aspira ad un lavoro dignitoso mentre l'ignoranza le condannerebbe a una vita di elemosina o sfruttamento; "nutrimento" per chi non ha nemmeno accesso all'acqua potabile.

A distanza di quattro anni, il bando per il Servizio Civile Nazionale mi ha riportato in questi uffici. Una parte dello staff è cambiata nel frattempo, ma ho ritrovato lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione di allora. Sostenere obiettivi così impegnativi richiede un assiduo supporto logistico e gestionale e un'intensa attività di promozione al pubblico, nella raccolta fondi e nel mantenere i contatti con gli operatori locali e con i donatori. Sonia e Barbara sono molto disponibili al confronto e Padre Vittorio ha sempre una parola gentile o un prezioso consiglio. Le loro opinioni profonde mi hanno spesso fatto riflettere sul ruolo degli interventi umanitari; soprattutto su quanto sia determinante il rapporto emotivo e psicologico fra aiutante e aiutato. Questo approccio, in cui prevale l'attenzione alla persona, è rivolto anche verso i colleghi e ho potuto lavorare in un clima disteso e collaborativo. Inizialmente temevo che la quotidianità degli uffici fosse slegata dalle operazioni sul campo, poichè si svolgono in un "altrove" talmente distante. Invece la realtà delle missioni è sempre presente nei discorsi, anche quelli di natura più burocratica come organizzare la spedizione di un container o scegliere la fotografia migliore per la locandina di un evento di raccolta fondi.

Un anno alla Fondazione PRO.SA mi ha insegnato a ricordare che ogni gesto che fai o disdegni di fare, anche se appare insignificante ai tuoi occhi, può essere determinante per la vita o la salvezza di persone che non conosci e probabilmente non incontrerai mai. In altre parole, mi ha insegnato un nuovo approccio alla solidarietà e al rispetto della dignità delle persone svantaggiate, che non va mai dimenticata.

Georgia