Don Lucio

Non so se sia il “mal d’Africa” ma ormai da 15 stagioni sbarco a Nairobi nel pieno di una notte di mezza estate. All’inizio, fu un viaggio alle soglie dell’avventura il trasferimento dalla capitale del Kenya alle selvagge sponde del lago Vittoria: strade impossibili e piste sterrate ti davano il benvenuto. Per poi approdare “a casa”, impolverati e a pezzi, alle rive incolte affacciate sull’acqua inquieta dove sterpaglie e serpenti la facevano da padroni. Era notte. Una casa semplice e decorosa con un magazzino sul lato ti accoglieva sicura, sperduta tra i gridi degli uccelli notturni e il respiro stanco del lago: tutta qui la missione dei figli di san Camillo. Anno 1994. Da allora se n’è infranti di flutti sulle rive del Victoria Lake. La casa è ora villaggio brulicante di volti, sofferenze e speranze. È anche certezze: si può guarire, la vita può ancora sorridere. Così s’è ridato futuro a questa gente rassegnata. Non solo salute, ma anche lavoro. Un po’ di sollievo e incoraggianti aspettative di vita. E nuovo entusiasmo per questo popolo giovane che deve imparare a camminare sulle sue gambe. Gambe sempre in movimento dietro un pallone o un’aquilone colorato che freme nel cielo terso.



È straordinario vedere come la passione dei missionari abbia saputo interpretare i bisogni dei poveri non solo per soddisfarli ma per spingerli a un balzo in avanti. Accanto al St. Camillus Hospital vedi anche il Centro per orfani Dala Kiye. Nell’uno si cura e si fa prevenzione, nell’altro si accompagna nella vita e nel sapere. L’avvenire passa da qui.
 Cosa mi spinge a ritornare sempre lì invece che girare il mondo?



Indubbiamente l’amicizia con i missionari che vivono sul lago Vittoria: non solo professionalità, ma il tocco in più del camilliano, con “più cuore nelle mani” come diceva il fondatore.


E poi vedere i bambini con quegli occhioni di cielo e con il sorriso luminoso, nonostante la sofferenza.

Don Lucio - Karungu, Kenya