Ornella

E mentre un altro giorno scivola verso la sera, il centro si prepara alla notte. Gli ospiti, lavati e cambiati vivono il finire di questo giorno felice per loro. Lat Krabang è un'oasi di pace per loro. È come una madre che accoglie figli tra le braccia. Nella loro sfortuna di essere diversi, hanno incontrato i camilliani, le loro cure che hanno come scopo il dare dignità agli ammalati. E loro, che fuori di qui dovrebbero sopravvivere, forse chiedendo la carità nelle strade, o relegati in un angolo buio della loro casa e della vita, qui sorridono.


È bello vederli ridere.


C'è molto amore qui dentro. Lo trovi nel tempo dedicato a loro per le cure, la riabilitazione mirata per ogni caso, per gli insegnanti speciali.


Io sono arrivata qui a Lat Krabang dopo un'esperienza al Camillian Social Center di Rayong dove, lo scorso anno, ho seguito Fe, sette anni, autistica, cieca, sieropositiva e orfana di entrambi i genitori. Adesso Fe cammina e gioca con chiunque la faccia giocare e, soprattutto, ride felice buttando il capo all'indietro e stringendosi a chi le dà amore.
L'amore che è qui nel centro io lo porto via con me tornando a casa e so che mi farà ritornare qui tra loro, anno dopo anno, perché, qui, tutto è speciale.

Ornella – Lat Krabang Bangkok

Giuliano

Sono appena tornato dalla mia recente esperienza di volontariato e cooperazione in terra di missione presso il St. Camillus Mission Hospital di Karungu,ove mi reco ormai regolarmente da 15 anni. Ritenendomi per tale ragione un testimone privilegiato dell'Africa e dei suoi eterni e insoluti problemi voglio esternare le mie brevi riflessioni anche se non potrò comunicare quelle emozioni che sempre si provano quando ci si avvicina alle realtà del Terzo mondo. Sento quasi un dovere far conoscere i bisogni, le sofferenze, i desideri e le speranze di tante persone incontrate durante il mio cammino lungo le difficili strade dell'Africa,riguardanti soprattutto malati e bambini. Sono proprio loro i soggetti ai quali sono maggiormente rivolti il mio interesse e la mia attenzione per gli interrogativi che mi suscitano nei momenti di condivisione. Voglio ricordare come l'Africa rimane tuttora il continente delle grandi contraddizioni e delle ingiustizie ,causa prima della povertà e della violazione dei più elementari diritti umani,che si traducono nel sottosviluppo di grandi fasce della popolazione. In particolare desidero parlare a nome dei tantissimi bambini, soprattutto degli orfani dell'Aids che in Kenya,come in altri Paesi africani sembrano diventati le vittime sacrificali e rappresentano la vera priorità e la più grave emergenza nella quale ci si imbatte ogni giorno.

Nelle mie ripetute esperienze di medico volontario ho scoperto l'opportunità di allargare il mio orizzonte,trovando proprio in Africa, tra gli "ultimi", il significato di grandi valori universali, quali il dialogo senza pregiudizi, l'incontro con l'altro e la solidarietà senza confini.


L'avventura che io affronto ogni anno nella missione di Karungu, una delle regioni più isolate e povere del Kenya, mi permette di compiere, grazie anche ai missionari che ho conosciuto, quel viaggio di ricerca che rappresenta sicuramente l'essenza e la componente più bella della "missione".


Nelle corsie dell'ospedale e nel Dala Kiye (centro Orfani), ove sono assistiti giornalmente oltre 500 bambini ho avuto il privilegio e l’opportunità di conoscere la realtà di quell'Africa più bisognosa di aiuto e solidarietà, ma anche ricca di sogni e speranze.
Cosa ho scoperto in tanti anni a contatto stretto con i missionari camilliani?


La chiesa nella sua nuova dimensione, impegnata a fondo nello sforzo per raggiungere le più utili forme di promozione umana e il profondo significato del volontariato per i più poveri e dimenticati, esplicato attraverso la testimonianza della carità. Il sentirmi felice anche per quel poco fatto in favore dei malati e dei bambini orfani, imparando anche da loro. Scoprire che le cose possono cambiare, dando voce e visibilità a chi non l'ha mai avuta e speranza per il futuro.


Allora per tutto questo sento che ho avuto la grande fortuna e il "dono" di incontrare chi ha permesso di realizzare il mio volontariato privilegiato, la Fondazione PRO.SA e i missionari in particolare cui va tutta la mia riconoscenza e la mia gratitudine.

Giuliano

Eva

I volti di tutti i bambini del Camillian Social Center, con il loro sorriso, la loro allegria, le loro rinuncie e le loro storie tristi, mi girano attorno, soprattutto, quando, per futili motivi, ci si trova ad essere tristi... tristezza ingiustificata se ci si ferma a pensare a tutto ciò che comporta questa malattia che non perdona. Stando al Camillian ho toccato da vicino il dono prezioso della vita.


La cosa più bella che ho potuto percepire è che si cerca di dare una dignità alla morte: il malato è comunque “protagonista” della propria vita e con molta semplicità e con una divisione dei ruoli, ognuno ha dei compiti importanti per il normale svolgimento della giornata.


Ho nella mente e nel cuore davvero tanti ricordi e affetti particolari...

Eva – Rayong, Thailandia

Don Lucio

Non so se sia il “mal d’Africa” ma ormai da 15 stagioni sbarco a Nairobi nel pieno di una notte di mezza estate. All’inizio, fu un viaggio alle soglie dell’avventura il trasferimento dalla capitale del Kenya alle selvagge sponde del lago Vittoria: strade impossibili e piste sterrate ti davano il benvenuto. Per poi approdare “a casa”, impolverati e a pezzi, alle rive incolte affacciate sull’acqua inquieta dove sterpaglie e serpenti la facevano da padroni. Era notte. Una casa semplice e decorosa con un magazzino sul lato ti accoglieva sicura, sperduta tra i gridi degli uccelli notturni e il respiro stanco del lago: tutta qui la missione dei figli di san Camillo. Anno 1994. Da allora se n’è infranti di flutti sulle rive del Victoria Lake. La casa è ora villaggio brulicante di volti, sofferenze e speranze. È anche certezze: si può guarire, la vita può ancora sorridere. Così s’è ridato futuro a questa gente rassegnata. Non solo salute, ma anche lavoro. Un po’ di sollievo e incoraggianti aspettative di vita. E nuovo entusiasmo per questo popolo giovane che deve imparare a camminare sulle sue gambe. Gambe sempre in movimento dietro un pallone o un’aquilone colorato che freme nel cielo terso.



È straordinario vedere come la passione dei missionari abbia saputo interpretare i bisogni dei poveri non solo per soddisfarli ma per spingerli a un balzo in avanti. Accanto al St. Camillus Hospital vedi anche il Centro per orfani Dala Kiye. Nell’uno si cura e si fa prevenzione, nell’altro si accompagna nella vita e nel sapere. L’avvenire passa da qui.
 Cosa mi spinge a ritornare sempre lì invece che girare il mondo?



Indubbiamente l’amicizia con i missionari che vivono sul lago Vittoria: non solo professionalità, ma il tocco in più del camilliano, con “più cuore nelle mani” come diceva il fondatore.


E poi vedere i bambini con quegli occhioni di cielo e con il sorriso luminoso, nonostante la sofferenza.

Don Lucio - Karungu, Kenya

Antonella

Eccomi affidata al reparto di medicina generale del St. Camilus Mission Hospital di Karungu, ufficialmente investita di un ruolo molto difficile da gestire anche emotivamente. L'età media dei nostri pazienti era di 25-30 anni. Malaria, AIDS, infezioni varie divorano anche il sangue e provocano forme di anemia ritenute normalmente incompatibili con la vita.


Spesso mi venivano sottoposti casi ritenuti di competenza cardiologica perché alla radiografia emergeva un cuore ingrandito, ma altrettanto spesso la diagnosi era da ricondurre ai danni causati dalla tubercolosi.


Ingoiavo, quotidianamente saliva e lacrime amare nell'assistere impotente al manifestarsi dell'AIDS sotto forma di tumore.


Come farò mai a dimenticare gli occhi di Michael, sieropositivo, che invocava aiuto, mentre l'acqua che aveva invaso i suoi polmoni lo stava soffocando...


Ma se tutto questo è vero, è pure vero che non potrò mai dimenticare il sorriso col quale Karen mi ha accolto una mattina dopo una settimana di coma provocato da una delle tante infezioni; o Amos, a cui abbiamo restituito la forza di giocare a pallone dopo un'infezione che gli aveva danneggiato il cuore; o Alice, che stava per essere portata via dalla malaria...

Antonella – Karungu, Kenya

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