Chiara

Ho iniziato il mio servizio civile in Fondazione Pro.sa molto casualmente, nel luglio del 2016, senza neanche sapere bene di che realtà si trattasse. Ma l'anno di lavoro che poi mi ha atteso è stato ricco e vario di molte sfaccettature. Ho avuto la possibilità di vedere come, nasce, si sviluppa e si attua un progetto, partendo dalle necessità del ricevente. Ricevente che inizialmente è solo un nome strano su un elenco, ma che poi prende forma, conosci ( anche se da lontano ), e capisci che tutti gli sforzi, documenti, eventi che fai qui a Milano, non vanno per qualcosa di astratto, ma a persone, uomini, donne, bambini che ormai ti sembra di conoscere nonostante siano davvero dall'altro capo del mondo. Ho imparato l'attenzione ad ogni piccolo dettaglio, verso chi fa una donazione, anche la più piccola, per far capire a chi sta dando, qualunque sia il contributo, il suo gesto è importante per tutte le persone che lo riceveranno. Ho avuto anche l'opportunità di fare laboratori nelle scuole, parlando e facendo attività sulla mondialità, i progetti e le persone che Pro.sa sostiene, (preparandoci con corsi di formazione offerti da altre associazioni della regione).L'ambiente e le persone con cui ti trovi a lavorare sanno darti fiducia e spazio, se si ha la voglia di mettersi in gioco e imparare. In Pro.sa davvero si ha l'opportunità di conoscere e confrontasi con tantissimi aspetti di questo campo lavorativo, accompagnati in un modo bellissimo dentro a questo mondo.

Chiara

Georgia

La mia prima esperienza nella Fondazione PRO.SA risale al 2006, quando dovetti svolgere i tre mesi di stage richiesti dal mio corso di laurea. Conobbi la Fondazione grazie al volontario che si occupava di gestire il sito internet, che all'epoca era ancora in fase di costruzione. Alcune sezioni erano ancora vuote, in particolare mancava la presentazione dei numerosi progetti che la Fondazione sostiene e promuove nei Paesi in Via di Sviluppo.
Si tratta naturalmente di una sezione fondamentale, per mostrare ai donatori l'impegno costante che i volontari e i Missionari devolvono a favore degli strati sociali più disagiati o degli abitanti di zone geografiche svantaggiate. Io non avevo alcuna esperienza nel settore informatico, perciò Sonia mi propose di redigere i resoconti dei vari progetti in un formato adatto per la pubblicazione su web, con cui il volontario più esperto avrebbe poi provveduto ad aggiornare il sito.

Ebbi così l'occasione di conoscere nel dettaglio l'impatto e l'importanza che la PRO.SA ha nel mondo e la capillarità con cui cerca di distribuire i propri interventi, almeno in quei paesi la cui scena politica consente la diffusione di missioni caritatevoli di confessione cristiana. A volte, i risultati che vedevo emergere da tali resoconti erano sorprendenti; era emozionante scoprire che una serie di piccoli contributi, provenienti da persone diverse e magari mosse da convinzioni divergenti, si era trasformata in qualcosa di grande come un intero edificio attrezzato ed efficiente. Non si tratta solo di costruire un fabbricato: ciò che PRO.SA regala è la realizzazione di concetti elevati quali "una casa" per chi non ha mai avuto un tetto sotto cui ripararsi; "la salute" che spesso può essere sinonimo di autentica salvezza; "il diritto allo studio" per chi, soprattutto bambine e ragazze, aspira ad un lavoro dignitoso mentre l'ignoranza le condannerebbe a una vita di elemosina o sfruttamento; "nutrimento" per chi non ha nemmeno accesso all'acqua potabile.

A distanza di quattro anni, il bando per il Servizio Civile Nazionale mi ha riportato in questi uffici. Una parte dello staff è cambiata nel frattempo, ma ho ritrovato lo stesso entusiasmo e la stessa dedizione di allora. Sostenere obiettivi così impegnativi richiede un assiduo supporto logistico e gestionale e un'intensa attività di promozione al pubblico, nella raccolta fondi e nel mantenere i contatti con gli operatori locali e con i donatori. Sonia e Barbara sono molto disponibili al confronto e Padre Vittorio ha sempre una parola gentile o un prezioso consiglio. Le loro opinioni profonde mi hanno spesso fatto riflettere sul ruolo degli interventi umanitari; soprattutto su quanto sia determinante il rapporto emotivo e psicologico fra aiutante e aiutato. Questo approccio, in cui prevale l'attenzione alla persona, è rivolto anche verso i colleghi e ho potuto lavorare in un clima disteso e collaborativo. Inizialmente temevo che la quotidianità degli uffici fosse slegata dalle operazioni sul campo, poichè si svolgono in un "altrove" talmente distante. Invece la realtà delle missioni è sempre presente nei discorsi, anche quelli di natura più burocratica come organizzare la spedizione di un container o scegliere la fotografia migliore per la locandina di un evento di raccolta fondi.

Un anno alla Fondazione PRO.SA mi ha insegnato a ricordare che ogni gesto che fai o disdegni di fare, anche se appare insignificante ai tuoi occhi, può essere determinante per la vita o la salvezza di persone che non conosci e probabilmente non incontrerai mai. In altre parole, mi ha insegnato un nuovo approccio alla solidarietà e al rispetto della dignità delle persone svantaggiate, che non va mai dimenticata.

Georgia

Silvia

Sono Silvia e sono stata volontaria in Servizio Civile presso la Fondazione PRO.SA da febbraio 2014 a gennaio 2015. Vi scrivo per raccontarvi come è dall'interno il lavoro alla Fondazione, o meglio, come io ho vissuto questa grande opportunità che mi è stat offerta.

La cosa che più mi ha affascinato è che quì è possibile vedere come il mondo antra da una porta, grazie alla possibilità di poter conoscere chi vive per davvero nel mondo e scoprire che non è solo quello che vediamo noi.

In questo modo si può scoprire il mondo attraverso i loro racconti e di conseguenza sentirsi un po' là, anche se fisicamente non è così. Africa, Asia , America Latina ed Est Europa non sono mai state così vicine!

Poi, pian piano, inizi a conoscere i progetti fino ad arrivare alle persone, ai bambini, alle mamme che popolano quello che a volte può sembrare solo un elenco di numeri e dati tecnici. Quì si impara ad andare oltre, s'impara a conoscere realtà completamente diverse dalla nostra dove, dal nulla, può nascere una speranza, a volte l'unica, per tante persone.

E' un ambiente che accoglie e accompagna, capace di dare tanto se ci si mette in gioco e si ha voglia di imparare.

Un anno in Fondazione PRO.SA vuol dire acquisire competenze nuove, incontrare il mondo e abitarlo.

                                                                                                                                      Silvia

 

 

 

 

Andrea

Correva l'anno 2012, precisamente il 1 febbraio. Questa è la data di inizio della mia esperienza di Servizio Civile in Fondazione PRO.SA onlus ong. Nel raccontare la mia storia voglio soffermarmi sulle sensazioni che ho provato il primo giorno in cui sono entrato in questa stupenda realtà. Il primo incontro con Sonia e la Fondazione è stato fin da subito contagioso, è stato come incontrare 1000 persone in un momento solo. Negli occhi di Sonia ho percepito che in quel momento le sue parole non erano solo sue, lei mi portava anche le emozioni e i vissuti di tante altre persone che, in tutto il mondo,  ricevono aiuti dalla Fondazioe PRO.SA. Ma non solo. Oltre questo incontro speciale ho capito che non si parlava unicamente di persone, ma di ideali importanti, valori solidi e radicati. Detto questo, ho scelto con facilità e semplicità di voler provare a dare il mio contributo alla giusta causa che la Fondazione PRO.SA onlus ong persegue con tenacia e passione.

Ogni singolo giorno è stato speciale, una delle cose che sicuramente mi porterò sempre nel cuore sono gli incontri fatti con i diversi missionari, persone speciali con un'energia contagiosa. I loro racconti di vita donata, gratuitamente, per gli altri, di sacrifici mai vani e di Amore per gli ultimi sono stati preziosi elementi formativi per la mia cresciata personale. Tra i missionari ricordo con piacere p. Antonio e p. Emilio, due fantastiche persone che mi hanno insegnato molto. Un pensiero speciale è per Barbara, una persona di gran cuore che mi è stata di grande  sostegno e supporto nelle mie attività. Lungo l'anno del mio servizio, spesso, avevo la percezione di non fare abbastanza, di voler fare sempre di più, di poter aiutare in maniera sempre più incisiva le persone che vivono nei Paesi in Via di Sviluppo e che ricevono i nostri aiuti. Sovente questi aiuti non bastano mai e richiedono costanti e duraturi sostegni da parte di donatori che condividono il sogno della Fondazione PRO.SA. Per questo motivo è fondamentale poter avere un costante sostegno di molte persone che condividano con gioia questi valori.

Mi piace concludere questo mio breve racconto con un pensiero che possa suscitare nel lettore una curiosità, una voglia di conoscere di persona la Fondazione PRO.SA. Parlare di un amico, di una persona cara e descriverne i pregi, spesso è difficile ma, sicuramente, c'è la voglia che tutti possano incontrarlo e farsi così contagiare da tutta  la sua positività. Ecco, solo attraverso una conoscenza diretta è possibile assaporare e vivere quanto io ho avuto la possibilità di sperimentare. Questo è l'augurio e l'invito che faccio a chiunque sceglierà di mettersi in gioco e di svolgere il proprio Servizio Civile presso la Fondazione PRO.SA.

                                                                                                               Andrea