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Centro di formazione san Camilo – Juan Ray

Paese: Colombia
Localizzazione: Barrio Juan Ray, Municipalità di San Cristobal, città di Bogotà
Beneficiari: adolescenti e giovani donne madri di famiglia

 Natura del progetto

Formazione professionale ed inserimento nel mondo del lavoro.

Il progetto

Obiettivo del progetto è favorire, attraverso la formazione tecnico lavorativa, l’integrazione dei giovani e delle donne, che vivono nella località Quattro, una delle aree più povere di Bogotà. Favorire l’integrazione delle donne nel mondo del lavoro attraverso la creazione di corsi di formazione tecnica in una scuola di sartoria e il sostegno alla creazione di organizzazione di piccoli imprenditori e formazione di nuclei di autogestione. La formazione si inserisce all’interno di un’iniziativa nata nel 1996 con la creazione del Centro di Formazione Integrale San Camillo, promosso dall’ente non profit colombiano: Ministros de los Enfermos, partner locale della Fondazione PRO.SA, dove vengono formati professionalmente, ogni anno, 550 giovani provenienti dalla classe più povera del barrio Juan Ray. Il progetto con le sue attività si propone una strategia coerente con le posizioni nazionali ed internazionali in termini sia di valorizzazione del ruolo della donna che nel sostegno dei piccoli produttori, in un’ottica di sostenibilità di lungo periodo.
Le donne, beneficiarie del progetto, diventano vettori di sviluppo per la famiglia e per la comunità in cui vivono. L’ottenimento di un equo salario, garantisce alla donna la propria autonomia e l’esercizio dei suoi diritti, portando di conseguenza al miglioramento della qualità della vita dei propri figli. Il progetto nasce dal bisogno di dare una risposta concreta all’esclusione dal mondo del lavoro delle donne che vivono in situazioni di povertà estrema nelle periferie di Bogotà.

Il contesto

Sebbene Bogotà sia ritenuta una città progressista e moderna, in quanto sede degli organismi centrali, dei principali mezzi di informazione e delle maggiori attività industriali del paese, il 32,6% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. In particolare nelle zone periferiche si calcola che le persone che vivono in situazioni di povertà rappresentino il  74,1 % della popolazione; il 24,4% dei quali in situazione di povertà estrema. Nella zona di intervento del progetto la maggior parte delle abitazioni versa in condizioni fatiscenti e di inadeguatezza; solo alcune strade sono pavimentate e i sistemi fognari e idrici non raggiungono tutte le case. Le famiglie sono generalmente numerose, dai quattro ai cinque figli, ed è frequente il caso di madri sole. Sono frequentissimi i casi di ragazze che diventano madri alla giovanissima età di 14 -15 anni. Come effetto diretto del conflitto armato, Bogotà presenta alti indici di criminalità e delinquenza. I quartieri periferici, oltre ad ospitare le milizie urbane della guerriglia, sono continui teatri di veri e propri combattimenti tra bande di giovani di età compresa tra i 13 e i 25 anni che si scontrano violentemente tra loro, con feriti e morti, per ottenere il dominio del territorio e per poter fare scorribande. Il tutto va a discapito della società civile, provocando un malessere continuo all’interno della comunità. Pochissimi hanno un impiego stabile. La fascia più colpita è quella dei giovani che si sentono completamente esclusi dalla società. Giovani che fanno uso di droga o vanno ad ingrossare le file della microcriminalità. Le donne lavorano per lo più, a giornata, in casa delle famiglie più abbienti che, vivendo all’altro lato della città, le vedono costrette a trascurare i figli di cui, normalmente, sono le uniche ad occuparsene.

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Le donne di Bogotà