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Riabilitazione e Sviluppo

Paese: Nepal
Localizzazione: Distretti di Kathmandu, Sindhupalchowk, Sindhuli, Gorkha e di Dolakha
Beneficiari: le famiglie più vulnerabili che hanno perso la casa e ogni bene a causa del terremoto e 30 bambini in età scolare

Natura del progetto

Fase 1Primo soccorso ed emergenza: alla popolazione colpita dal terremoto sono stati forniti kit igienico sanitari, kit per la potabilizzazione dell'acqua, tende e teloni come riparo, prodotti alimentari e beni di prima necessità. Nelle prime settimane, il team della Camillian Task Force (CTF), composto da dieci persone tra medici ed infermieri, ha prestato cure mediche a più di 3000 pazienti

Fase 2 - Ricostruzione: sono state riattivate delle reti idriche per garantire acqua potabile a scuole e a villaggi di Takhani e Dhusenichaur (in tutto più di 3.000 beneficiari), vicino all'epicentro del terremoto. Si è fornito sostegno in particolare alla Tashi Orphan School  tramite l’installazione di pannelli fotovoltaici che hanno permesso alla scuola di rendersi autosufficiente per quanto riguarda il consumo di energia. E’ in corso inoltre la ricostruzione della scuola Kasalee Children Center nel distretto di Sindhuli.

Il progetto

Il terremoto del 25 aprile 2015 ha distrutto numerose strutture tra cui la Kasalee Children Center. Questo era un centro educativo che ospitava circa 30 bambini situato nel distretto di Sindhuli e gestito da Arjun Prasad Praudel, sherpa nepalese fondatore dell’ Associazione Himali Sanskritik Samrakshyan. Fortunatamente tutti i bambini sono sopravvissuti alle violente scosse del sisma,  ma sono ora costretti a vivere in tende di fortuna o in strutture offerte loro temporaneamente. La Fondazione Pro.Sa si è attivata quindi per permettere l’acquisto di un piccolo terreno su cui costruire un edificio sicuro in grado di accogliere di nuovo i piccoli ospiti. La scuola in costruzione si sviluppa su tre piani e prevede la costruzioni di aule, di uno spazio per la ricreazione, di una cucina e di una sala da pranzo, di servizi igienici e di stanze per la notte. Un gruppo di 15 bambini, in quanto orfani, risiederà tutto l’anno presso la struttura, mentre gli altri 15, che vivono con la famiglia, alloggerà nella struttura durante il periodo dei monsoni, quando le piogge impediscono l’attraversamento del fiume che separa la scuola dalle abitazioni. Oltre alla ricostruzione della struttura si prevede la realizzazione di un progetto più ampio che prevede l’offerta di cure mediche e di un’adeguata istruzione. L’intervento mira a rendere consapevole la popolazione locale del valore delle cure sanitarie ed educative che inevitabilmente  influiscono sulla comunità intera. Nel lungo termine le aspettative sono quelle di ridurre il tasso di malattia tra i bambini, ridurre la migrazione verso la città, creare posti di lavoro vicino al villaggio e ridurre l’abbandono scolastico.

 

Il contesto

Nel distretto di Sindhuli, a 170 km a Sud-Est rispetto a Kathmandu, vi è una forte mescolanza di culture e di culti. In quest’area le famiglie sono molto povere e, a causa della mancanza di ospedali, è presente un elevato tasso di mortalità. A causa dei matrimoni precoci, vengono alla luce molti bambini che poi, non possono essere accuditi e, successivamente, accedere all’istruzione. Purtroppo nella società nepalese non vi sono opportunità di lavoro per la fascia di popolazione indigente; così le persone lasciano le loro case per cercare nuove opportunità di lavoro nelle città, senza farvi più ritorno. In molti casi i genitori partono lasciando soli i bambini al villaggio, oppure, dopo essersi trasferiti in città non sono più in grado di occuparsene. Molto spesso, i bambini più poveri sotto i 10 anni, vengono mandati come inservienti nella case delle famiglie benestanti della città per contribuire al mantenimento della famiglia oppure, nel peggiore dei casi, per saldare un debito che la famiglia stessa aveva contratto nei confronti del “datore di lavoro”. Al di fuori delle città i genitori non possono mandare i figli a scuola; questi ultimi sono costretti ad occuparsi del bestiame o, comunque, a lavorare.