Emergenze

Poco dopo l’inizio dell’epidemia Covid 19 in Europa, il 13 marzo, anche in Perù, il governo ha dichiarato l’isolamento sociale per prevenire quello che stava avvenendo nel vecchio continente, riconoscendo l’incapacità del proprio sistema sanitario nell’affrontare un nemico simile. Questa scelta è stata presa in considerazione al fatto che il Paese stava già affrontando un’epidemia di febbre Dengue. Una malattia tropicale che ha già colpito moltissimi abitanti delle zone rurali. Il sistema di prevenzione messo in atto, però, non ha dato i risultati sperati. Infatti, oggi, il Perù si colloca al secondo posto per numero di contagi, nell’area latinoamericana, dopo il Brasile.

In questo contesto, come in altre zone del mondo, l’isolamento sociale è stato un grande affronto alle condizioni di vita di buona parte della popolazione, soprattutto nelle zone rurali e nelle periferie delle grandi città. A Lima, dove l’Hogar San Camillo presta la sua opera a supporto delle persone sieropositive, la gente che non ha molte risorse economiche vive “stipata” in quartieri costituiti da baracche. Luoghi dove il distanziamento sociale è difficile da rispettare. In queste zone, lontane dalla città, è difficile reperire di che nutrirsi senza spostarsi e, soprattutto, senza avere la possibilità di fare lavori occasionali che sono l’unica fonte di reddito delle famiglie.

L’Hogar San Camillo con le sue attività raggiunge centinaia di persone svantaggiate. Da subito si è attivato per assisterle con la consegna di viveri, medicinali e servizi socio sanitari a domicilio.

Ogni pacco distribuito alle famiglie contiene: 2 kg di riso, 1 kg di pasta, 500 gr avena, 4 latte di pollo, due buste di purè di patate e 1 kg di fagioli.

Per evitare spostamenti alle mamme sieropositive con i loro bambini, beneficiari dei programmi di prevenzione e nutrizione che PRO.SA sostiene da anni, i responsabili hanno attivato anche per loro un servizio casa per casa. Per i beneficiari della terapia antiretrovirale, che non possono interrompere il trattamento, è stato programmato un orario per il ritiro dei farmaci con giorni e orari precisi.

Da qualche anno presso l’Hogar San Camillo sono attivi diversi laboratori di artigianato e manualità e di serigrafia e cucito che permettono ai beneficiari del progetto di acquisire competenze lavorative e, allo stesso tempo, di contribuire alla sostenibilità del progetto. Per far fronte alla situazione attuale, anche queste attività hanno subito una riconversione e, soprattutto, quello di sartoria ha avviato la produzione di mascherine lavabili in TNT, asciugamani e grembiuli: materiale destinato ai beneficiari dei vari programmi e alla vendita. In questo modo, con le dovute attenzioni, alcune mamme possono riprendere a svolgere la propria attività lavorativa.