Emergenze

La pandemia di Covid-19 è arrivata in Mozambico all’inizio di marzo, periodo in cui il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, chiudendo le frontiere, le scuole e proibendo qualsiasi tipo di riunione o evento.

A partire da fine maggio, il numero dei contagi è aumentato enormemente superando quota 5.000 casi, di cui 35 decessi. I numeri resi noti, tuttavia, non sono attendibili al 100%, in quanto vengono effettuati pochissimi tamponi solo a Maputo e in una zona della provincia di Capo Delgado, in uno stabilimento in cui era sorto un focolaio. Inoltre, solo una minima parte delle persone sintomatiche esegue il tampone, molte altre non lo fanno perché lontane dagli ospedali o perché non credono che effettivamente il virus sia presente.

Il governo, attraverso il Ministero della Salute, ha rafforzato le misure di sicurezza imponendo il divieto di assembramento, l’uso obbligatorio della mascherina nei luoghi pubblici e vietando qualsiasi tipo di mercato informale. Quest’ultimo provvedimento sta distruggendo intere famiglie che normalmente si guadagno da vivere attraverso le piccole vendite di prodotti locali.

L’altro grande problema è la carenza, anche negli ospedali, dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e dei prodotti per la sanificazione e l’igiene personale.

Per contenere il più possibile la diffusione del virus, Fondazione PRO.SA sta quindi sostenendo l’acquisto di prodotti per la sanificazione degli spazi e l’igiene personale, oltre che l’acquisto di mascherine, guanti e visiere per alcune mamme sieropositive del centro di salute di Mangunde, per i pazienti cardiopatici dell’ospedale di Marrere e per il personale sanitario di entrambe le strutture.  

Al momento della consegna, i pazienti vengono informati e formati sulle modalità di utilizzo dei DPI e sui comportamenti da adottare per prevenire il contagio, tutelando sé stessi e gli altri.