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A Scuola Tra I Monti

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Il nord Thailandia è parte di quell’area chiamata Triangolo d’Oro, così denominata per la coltivazione del papavero da oppio. Un prodotto da cui molti trafficanti thailandesi e birmani hanno sempre ricavato gran parte delle loro ricchezze. In questa terra, seminascosti tra le foreste, esistono villaggi abitati da persone di etnie tribali birmana, laotiana e cinese. Queste popolazioni sono chiamate “tribù dei monti”: gruppi seminomadi, in parte non ancora registrati all’anagrafe e, quindi, senza documenti personali né di proprietà delle terre su cui vivono. In genere non sono scolarizzati e non conoscono la lingua nazionale, ma solo i propri dialetti. In questi ultimi anni, stanno attraversando una fase di grande cambiamento culturale perché devono inserirsi nel mondo moderno ed in società più sviluppate dal punto di vista socio-economico

Il progetto di sostegno a distanza supporta molti bambini accolti nei centri delle missionarie di Maria Bambina, presenti in Thailandia e Myanmar. Nella missione di Wiang Papao ci sono bambini e ragazzi le cui famiglie, molto povere, vivono in villaggi molto lontani dalla scuola. Appartenendo a minoranze tribali, prima di poter andare a scuola, devono imparare il thailandese. Il progetto “A scuola tra i monti” permette loro, come prima cosa, di regolarizzare i documenti; infatti, molto spesso, i tribali non risultano cittadini di alcun stato. Per responsabilizzare le famiglie dei bambini ospitati, seppur molto povere, viene chiesto loro un contributo poco più che simbolico, come una gallina o un sacco di riso.  La situazione in Myanmar è ancora molto critica, in quanto, tra i bambini poveri che vivono all’interno dei centri, molto sono orfani o sono stati abbandonati. Al centro i bambini vivono come in una grande famiglia, e hanno tutto quanto il necessario per una buona crescita, educazione e scolarizzazione.

L’obiettivo del progetto è il miglioramento delle condizioni di vita di bambini e ragazzi garantendo il diritto allo studio, al fine di dar loro l’opportunità di diventare importanti risorse umane per la crescita delle loro comunità di origine.

Luang Prabang

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Gli Khmu sono una minoranza che conta circa 600 mila persone, di cui 500 mila stanziate in Laos, appartenenti all’etnia dei Mon/Khmer. Sono considerati i primi abitanti del Laos, che nel XIV secolo migrarono dalla Cina. Attualmente vivono nell’area di Luang Prabang, nel nord del Paese.

Le loro principale attività sono l’agricoltura, la caccia e, ove possibile, la pesca. Vivono come una minoranza stigmatizzata e vengono, ingiustamente, etichettati come “schiavi” dalla classe dirigente dei laotiani.

Il sistema scolastico in Laos presenta ancora forti disparità di genere, tra aree urbane e rurali e tra ricchi e poveri. Nonostante la scuola sia gratuita ed obbligatoria per i primi cinque anni, molti bambini e ragazzi, soprattutto se parte di gruppi etnici emarginati come i Khmu, non hanno accesso all’istruzione perché ostacolati da risorse finanziarie limitate e dalla carenza di insegnanti preparati.

Fino allo scorso anno, i bambini Khmu potevano frequentare una piccola scuola, con tetto e pareti di bambù, realizzata dall’unico sacerdote cattolico presente in quell’area. I loro insegnanti spesso non riuscivano ad arrivare alla scuola perché costretti a fare lunghi viaggi ogni giorno.

Fondazione PRO.SA venuta a conoscenza di questa situazione ha deciso di sostenere la ristrutturazione della scuola per dare ai bambini ambienti dove lavorare in serenità, e soprattutto più salubri, e la realizzazione di alloggi per gli insegnanti che non saranno più costretti ad un difficile pendolarismo e di un campetto sportivo dedicato al gioco del Sepak Takraw.

La presenza degli insegnanti per più ore al giorno, permetterà anche l’organizzazione di attività extrascolastiche. L’obiettivo che vorremmo raggiungere, attraverso il miglioramento della vita dei bambini di questa scuola, è quello di avviare, passo dopo passo, un processo di integrazione per la minoranza Khmu.

Tezza Special School

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Nel 2017, a Karungu, la Tezza School aveva aperto le sue porte a bambini con difficoltà uditive ospitando, in due delle sue aule, una nascente scuola per bimbi sordomuti. La scuola è stata avviata dopo l’identificazione di 6 bambini non udenti che, per negligenza e discriminazione a causa della loro disabilità, non andavano a scuola e vagabondavano nei villaggi. Altri erano costretti a lavorare con i pescatori del lago mettendo a rischio la propria vita.

Il passaparola nei villaggi ha portato a conoscenza di altri bambini sordi, completamente isolati. In poco tempo i bambini sono diventati 48, diciotto della scuola materna e trenta della primaria.

L’insegnamento era difficoltoso con i bimbi ammassati in due aule ed era stato necessario affittare due baracche di lamiera come alloggio per quelli che vivevano lontano.

Nel 2018 la scuola è stata riconosciuta dal Ministero dell’Educazione come “Tezza Special School”. Pochi mesi dopo il numero di bambini era salito a 60 e si è reso necessario un posto più dignitoso sia per le lezioni scolastiche che per l’alloggio. Grazia ad un primo aiuto ricevuto dal Fondo Nazionale Kenyota di aiuto ai disabili è stato possibile acquistare un terreno, poco lontano dal Dala Kiye, ed avviare la costruzione di una Boarding School: aule, mensa e dormitori.

Fondazione PRO.SA ha sostenuto la realizzazione dei bagni e l’acquisto dei 31 banchi in legno realizzati presso la missione dei padri Passionisti a Karungu. Un esempio di circolo virtuoso che crea sostenibilità e condivisione. Presto verranno realizzate anche due serre per avviare un’attività di orti scolastici.

Oggi i bambini che frequentano la scuola sono 75 e 6 gli insegnanti. La signora Millicent, direttrice della scuola, ha una lunga esperienza in fatto di educazione che si è costruita in anni di lavoro al St. Camillus Dala Kiye.

La maggior parte dei bambini iscritti alla Tezza Special School sono orfani o vivono con parenti o genitori molto poveri, quindi, la famiglia non ha mezzi per rispondere alle esigenze sanitarie dei singoli bambini. Infatti, il progetto prevede programmi nutrizionali per tutti i bambini e controlli sanitari periodici presso il St. Camillus Mission Hospital di Karungu.

Nel 2020, PRO.SA ha finanziato l’installazione di due cisterne per la raccolta dell’acqua piovana e di due serre per la coltivazione di frutta e verdura di qualità. Oltre a garantire un supporto nutrizionale, le serre hanno permesso di sviluppare anche un percorso di educazione alimentare rivolto a tutti i membri della scuola, che sono coinvolti attivamente nel processo di coltivazione. Una parte della produzione viene destinata alla vendita a favore della comunità locale e il ricavato costitusce un sostegno economico per i bambini, nonché una fonte di sostenibilità per la scuola stessa.

Nel 2021, invece, sempre in un ottica di sviluppo sostenibile, PRO.SA ha sostenuto un progetto di allevamento avicolo per la sicurezza e l’educazione alimentare dei bambini, che ha visto la costruzione di una poultry farm all’interno della scuola. Anche in questo caso, i bambini vengono coinvolti nel processo di allevamento e i prodotti derivati vanno ad integrare il programma nutrizionale previsto, così da garantire loro una dieta più equilibrata e ricca di nutrienti che possa favorire l’apprendimento.

In ultimo, per far fronte alla forte siccità, PRO.SA ha finanziato la realizzazione di un pozzo per la raccolta di acqua potabile. 

Nakuru Boys Ranch

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A Nakuru, quarta città più grande del Kenya, il fenomeno degli street children è estremamente diffuso, così come nel resto del paese. Spesso accade che i minori lascino le proprie case perché spinti dalla fame o perché vittime di violenze e abusi. Sulla strada, i bambini vengono a contatto con organizzazioni malavitose che sfruttano e controllano ogni momento della loro vita e, nella maggior parte dei casi, finiscono per entrare nel giro della droga, sniffando colla per inibire gli stimoli fisiologici quali fame e sete.

Welcome to the Family è un progetto che si inserisce in questo contesto nel tentativo di dare una seconda possibilità a tutti i bambini e i ragazzi che accoglie. Nello specifico, il programma rivolto ai bambini di strada si sviluppa in due fasi, che hanno luogo in due diverse strutture: il Drop-in Centre, centro diurno situato nel cuore della città, nonché punto di primo contatto con per i bambini di strada, e il Boys Ranch, centro residenziale maschile fuori città.

Nella prima fase, gli educatori tentano di instaurare un rapporto di fiducia con i bambini che si recano spontaneamente al Drop-in e provano a capire che cosa li abbia portati a vivere in strada, offrendo loro un pasto caldo e la possibilità di farsi una doccia. Se nei giorni al Drop-in dimostrano di essere disposti a cambiare vita, i bambini vengono trasferiti al Boys Ranch, un vero e proprio centro residenziale dove rimangono per circa 8-12 mesi seguendo un programma di riabilitazione che ha come obiettivo il reinserimento nella famiglia d’origine e nella società. I bambini sono seguiti da due educatori (un uomo e una donna) che creano un ambiente il più familiare possibile e che instaurano relazioni sincere ed educative. Le attività quotidiane si basano su quattro punti fondamentali: la scuola, il gioco, la preghiera e il lavoro. Durante la mattina i bambini frequentano la vicina scuola Nairobi Road Primary School e nel pomeriggio svolgono svariate e numerose attività. Nel centro lavorano esperti di counseling, volontari e un assistente sociale che, insieme, formano un team in grado di sostenere il percorso del bambino in tutte le sue dimensioni. Ogni caso viene affrontato in modo individuale e personalizzato per poter così offrire un intervento educativo attento ai bisogni di ciascuno.

Un altro punto focale del percorso di riabilitazione è l’apprendimento di una professione. Conoscere un mestiere, infatti, è fondamentale per riuscire a sopravvivere e rendersi indipendenti dalla propria famiglia d’origine che, con ogni probabilità, potrebbe non essere in grado di mantenere i figli, che si vedrebbero costretti a tornare in strada.

 

St. Camillus Dala Kiye

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La provincia keniota in cui è situato il St. Camillus Dala Kiye e’ quella occidentale del Nyanza, affacciata sul lago Vittoria, che presenta il più elevato tasso di prevalenza dell’HIV del Kenya. La profonda e dilagante povertà nelle comunità associata al devastante impatto dell’AIDS hanno destabilizzato le comunità in molti aspetti della vita. Sfavorevolmente colpiti sono gli orfani. Bambini privati di tutti i bisogni fisici, sociali, economici e psicologici dei quali necessitano per la loro crescita e sviluppo. La rete di assistenza sociale della comunità viene sempre meno perciò sono in aumento i bambini che mandano avanti quel che resta della loro famiglia. Sotto la maschera della disciplina, i bambini orfani e sieropositivi vengono maltrattati, abbandonati ed esposti ad inutili sofferenze. Bambini particolarmente vulnerabili che soffrono la mancanza di cure e la protezione della famiglia.

Il progetto Dala Kiye ha una visione dei bambini orfani completamente integrati nella normale vita della comunità: una vita che offre ai bambini bisognosi la possibilità di riconoscere e comprendere le proprie capacità con il fine di renderli capaci di crearsi un futuro migliore.

Il programma ha come missione la mobilitazione e l’impegno dell’intera comunità affinché sia permesso agli orfani, e a coloro che sono più a rischio di contrarre l’HIV/AIDS, di migliorare la qualità della propria vita, aumentare le probabilità di sopravvivere all’AIDS e diventare membri attivi all’interno delle proprie comunità.

I bambini beneficiari del progetto di sostegno a distanza vengono seguiti fino alla conclusione della scuola primaria. Il sostegno prevede un contributo finanziario per far fronte alle spese scolastiche e all’alimentazione. Questi bambini sono spesso vittime di esclusione ed emarginazione dalla propria comunità perché orfani di genitori morti a causa dell’AIDS.
La necessità di offrire a questi ragazzi un’educazione, costituisce un forte incentivo alla comunità locale a proseguire nel proprio impegno di supporto e aiuto agli orfani. L’impegno è quello di abbattere l’analfabetismo e l’ignoranza come chiave di lotta alla povertà.

Vijayawada

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Negli ultimi 20 anni, l’India ha fatto enormi progressi in termini di alfabetizzazione e le istituzioni nazionali considerano il sistema di istruzione come uno dei principali fattori che ha contribuito alla rapida crescita economica. Nonostante gli sforzi pubblici e gli investimenti crescenti, molte persone, soprattutto nelle classi più povere, sono ancora analfabete o non hanno accesso a un’istruzione di buona qualità. Uno dei problemi ancora irrisolti in India è, inoltre, quello dell’accesso all’istruzione femminile. Anche se l’economia indiana è cresciuta costantemente nel corso degli ultimi due decenni, la sua crescita è stata irregolare e diseguale fra i diversi gruppi sociali, gruppi economici, regioni geografiche, e tra zone rurali e zone urbane. Le condizioni precarie delle persone che vivono sotto la soglia di povertà sono intimamente legate al loro stato di salute e all’insalubrità dei luoghi dove vivono. I bambini sono tra i più vulnerabili e maggiormente esposti al rischio di morte e di malattie, che sarebbero curabili con farmaci di base.

Tra i bambini orfani l’assenteismo a scuola è molto frequente. Il vagabondaggio, spesso non derivante da una libera scelta ma dovuto alle circostanze, li espone ulteriormente e li rende maggiormente vulnerabili al lavoro minorile. Le scuole assumono un ruolo vitale nel proteggere i bambini perché accrescono la sicurezza nei giovani e forniscono le conoscenze necessarie per imparare ad agire in autonomia. L’obiettivo principale della Diocesi di Vijayawada, situata nello stato dell’ Andhra Pradesh, è quello di accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita provvedendo alla scolarizzazione primaria (elementari e medie) e garantendo cibo nutriente e adeguato così da prevenire l’abbandono scolastico.

La Diocesi risponde all’esigenza educativa di bambini dai 3 ai 14 anni con scuole proprie e ostelli residenziali. Tutti provengono da famiglie povere delle zone rurali. La maggior parte dei genitori sono conduttori di biciclette, lavapiatti, domestiche e minatori. Tutti con salari così bassi che non potrebbero provvedere all’educazione scolastica dei figli.

Altopiano di Ashotsk

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Il 7 dicembre 1988 l’Armenia è stata colpita da un terremoto di magnitudo 6,9 che ha provocato oltre 25.000 vittime, decine di migliaia di sfollati e ingenti danni alle infrastrutture.
Per volere del Papa Giovanni Paolo II, la Caritas Italiana nel 1991 ha costruito l’ospedale “Redemptoris Mater” per dare un aiuto concreto al popolo armeno colpito dal sisma.
L’ospedale è stato affidato alla gestione dei Religiosi Camilliani che l’hanno trasformato nell’unica istituzione del Paese che offre un’assistenza sanitaria qualificata e gratuita per i poveri. Dotato di moderne attrezzature e di una serie di ambulatori specialistici, esegue ogni anno circa 17.000 consultazioni.
Tra le attività dell’ospedale sono stati allestiti 22 ambulatori in altrettanti villaggi della zona.  Durante le visite a domicilio si entra in contatto diretto con centinaia di famiglie verificando le condizioni di estrema povertà in cui versano. Questa miglior conoscenza del territorio è stata un input all’avvio di programmi di lotta alla povertà tra cui la scolarizzazione primaria per i bambini garantendo anche un aiuto economico alle famiglie per l’acquisto di beni di prima necessità.

In Armenia la povertà colpisce duramente le aree rurali, la cui situazione si è aggravata in seguito alla recessione. In Armenia, il divario tra città e campagna è molto forte. La disuguaglianza e l’esclusione sociale portano a differenze nel reddito, nelle opportunità sociali, economiche, politiche e civili. Il Paese è sviluppato in modo sproporzionato: c’è un divario enorme tra Yerevan e le aree rurali, come quella di Ashotsk dove sorge l’ospedale.

Garantire il diritto allo studio ad un sempre maggior numero di bambini, che vivono difficili situazioni familiari, sviluppa sia in loro che nell’ambiente circostante una maggiore e migliore preparazione alla vita comunitaria. L’educazione è una delle condizioni essenziali per un futuro di vita migliore per questi bambini, perché contribuisce sensibilmente a sottrarli a quel processo di emarginazione che li vede coinvolti.

Foyer St. Camille

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Haiti non è solo il paese più povero del continente americano, ma occupa insieme a molti paesi africani le ultime posizioni nella classifica mondiale dei paesi per indice di sviluppo umano. Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Particolarmente preoccupante è la condizione minorile, ancor più drammatica per bambini e ragazzi disabili. Non è facile essere bambini in Haiti: catastrofi naturali, epidemie e povertà hanno lasciato nell’ultimo decennio moltissimi bambini senza cura familiare.

Il progetto di sostegno a distanza prevede programmi nutrizionali e di istruzione primaria, coordinati dal Foyer St. Camille di Port au Prince: all’interno del quale ci sono una scuola elementare e un centro nutrizionale dove vengono svolte attività prescolastiche.

L’obiettivo è provvedere all’educazione e scolarizzazione di questi bambini, perché possano, crescendo, imparare a gestire la propria vita, in un Paese che subisce con regolarità catastrofe naturali, che vanno dagli uragani, con conseguenti alluvioni, ai terremoti.

La maggior parte di essi vive nelle baraccopoli e, spesso, soffre di problemi di carattere psicologico dovuti al contesto ambientale e familiare in cui vivono.

Dare ai bambini beneficiari del sostegno ambienti sicuri, puliti, accompagnamento psicologico, educazione scolastica e adeguata nutrizione garantirà un miglioramento della loro vita con ricadute positive sulla comunità in cui vivono.

Accogliere per reinserire

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Haiti non è solo il paese più povero del continente americano, ma occupa insieme a molti paesi africani le ultime posizioni nella classifica mondiale dei paesi per indice di sviluppo umano. Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Particolarmente preoccupante è la condizione minorile, ancor più drammatica per bambini e ragazzi disabili. Non è facile essere bambini in Haiti: catastrofi naturali, epidemie e povertà hanno lasciato nell’ultimo decennio moltissimi bambini senza cura familiare. Proteggere e dare un futuro a bambini orfani o abbandonati, ospiti di centri d’accoglienza, è una sfida a cui Fondazione PRO.SA non si è sottratta.

Accogliere per reinserire è un progetto finanziato da AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, che vuole contribuire a promuovere e tutelare i diritti dei minori vulnerabili, con disabilità e in conflitto con la legge come sancito dalla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo. Per raggiungere l’obiettivo, il progetto prevede la formazione degli operatori dei centri di accoglienza, per rafforzare la qualità dei servizi educativi, di supporto psicologico a favore dei minori e la formazione dei funzionari delle Brigate di Protezione dei Minori (BPM), responsabili dell’accoglienza dei minori che hanno commesso infrazioni o vittime di maltrattamento.

Fondamentale è anche il lavoro di rafforzamento delle competenze dei partner locali e della loro capacità di influire sulle istituzioni pubbliche per promuovere cambiamenti nelle politiche in materia dei diritti dei bambini, in particolare di quelli ospiti dei centri di accoglienza.

Il progetto è realizzato in collaborazione con Comunità Impegno Servizio Volontariato (CISV), Fondazione Albero della Vita (FADV), Progetto Mondo-Mlal (PMM) e due partner locali, Solidarite Fanm Ayisièn (SOFA) e Groupe Médialternatif (GM). Le attività sono condotte in stretta collaborazione con l’ente haitiano IBESR (Istituto di benessere sociale e di ricerca), che monitora i centri di accoglienza, e UNICEF, che coordina lo scambio di informazioni ed esperienze tra diversi attori. Un importante contributo in competenze è stato fornito anche dall’Università di Padova e dall’associazione l’Abilità Onlus.

 

Accogliere per reinserire ha coinvolto sei centri di accoglienza, di cui cinque nell’area metropolitana della capitale Port-Au-Prince, e uno a Mare Rouge, nel nord-ovest del paese. 700 sono i minori beneficiari del progetto e 120 gli operatori formati e sensibilizzati.

Centre Medico – Social Luigi Tezza

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In Togo gran parte della popolazione vive grazie all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento. A causa della povertà della terra e della mancanza di acqua, in alcune regioni del Paese, i contadini che lavorano i campi, da aprile fino a settembre, hanno raccolti e cibo che sono appena sufficienti per tre o quattro mesi. 
Inoltre, il problema della salute costituisce un grande impedimento allo sviluppo del Paese. La malaria, l’AIDS e altre malattie tropicali tolgono la vita a molti bambini e giovani che non hanno mezzi per curarsi. Infatti, in alcune città e villaggi non ci sono ospedali e medicine. Oltre alle malattie, un grave problema riscontrato in conseguenza alla scarsità di cibo è quello della malnutrizione: un bambino malnutrito è un bambino che non ha ricevuto la giusta quantità di micronutrienti nei 1000 giorni che intercorrono tra il concepimento e il secondo anno di vita ed è, quindi, a rischio sviluppo ritardi motori e cognitivi. Un danno grave per lui e la comunità dove vive.

Le missionarie “Filles de Saint Camille, da molti anni attive in Benin con lo sviluppo di centri medici e organizzazione di programmi socio sanitari per la gente più povera, hanno deciso di impegnarsi in un progetto simile in una zona del Togo poverissima con l’obiettivo di provvedere all’assistenza sanitaria dei malati e allo sviluppo di programmi di lotta alla malnutrizione sia per gli adulti che per i bambini. Il centro medico sociale che è stato realizzato a Zanguerà offre alla popolazione della zona consultazioni mediche per adulti e bambini, analisi di laboratorio, primo soccorso, interventi contro la malnutrizione e servizi per le donne in gravidanza.

Fondazione PRO.SA ha sostenuto l’allestimento del reparto maternità, donando culle termiche, lettino per il parto, monitor fetale, bilancia pediatrica, culle e altra strumentazione. La nuova maternità permette alle donne di condurre una gravidanza controllata e di partorire in un luogo sicuro che possa far fronte ad eventuali complicazioni. In Togo, dove solo il 45% delle donne partorisce seguito da personale, un centro come quello di Zanguerà, con personale formato, dove dare alla luce il proprio bambino rappresenta un grande traguardo, per le donne e per l’intera comunità.

Camillian Home

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In Thailandia, i diritti dei disabili sono stati riconosciuti ed affrontati negli ultimi 20 anni, ma i loro bisogni reali sono ancora insoluti e indefiniti. Se calcoliamo sia i disabili che le loro famiglie, sono 15 milioni le persone coinvolte socialmente ed economicamente nel problema.
I servizi alla disabilità sono di responsabilità dei Ministeri della Sanità Pubblica, dell’Istruzione e del Lavoro. Tali servizi, derivanti da strutture pubbliche o private, devono garantire ai disabili l’accesso alle strutture d’istruzione, alla formazione, all’assistenza sanitaria, alla riabilitazione, alla formazione professionale e alle opportunità di ricreazione. Ciononostante, vi è mancanza di cooperazione e coordinamento tra gli uffici che li erogano tanto da non riuscire a rispondere adeguatamente ai bisogni dei disabili; con il risultato che vi è uno scarso, o addirittura assente, miglioramento della loro qualità di vita. Altro grosso ostacolo nella società thai è la credenza, tipica della cultura asiatica, che il disabile sia un segno di disonore per la famiglia, un segno di “maledizione” che non porta prosperità e che indica un “fato” un “Kharma” negativo per la famiglia.
Gli istituti governativi sono affollati di bambini ed adulti disabili che, però, a causa di una mancanza di investimenti e carenza di personale qualificato, non ricevono le adeguate attenzioni.
Il disabile quindi viene nascosto non credendo che possa sviluppare delle qualità utili per prendersi cura di sé stesso ed essere anche d’aiuto gli altri.

Il progetto del Camillian Home nasce dal riconoscimento che il fattore determinante, nel lavoro di aiuto alla crescita e sviluppo dei disabili, è la creazione di un adeguato programma di integrazione nella società per aiutare i bambini disabili a migliorare la loro qualità di vita e le loro capacità fisiche, mentali, emotive, intellettive, sociali e spirituali. Il centro sorge nella periferia di Bangkok ed è uno dei pochi esistenti, in Thailandia, specializzato nell’accoglienza ai bambini disabili orfani e in programmi di day care per quei bambini che, pur avendo una famiglia, vivono in baracche e non hanno alcuna assistenza. Ogni giorno, dal centro, con un pulmino, un responsabile fa il giro a prendere i bambini delle campagne.
La salute fisica di un individuo è di fondamentale importanza e nel caso del disabile ancora di più. Al Camillian Home i bambini fanno terapia fisica, psicologica, occupazionale (art therapy), e scolastica dove possibile, tanti giochi, una colazione, un pasto e una merenda. Sono bambini che rinascono alla vita in una società dove è forte l’emarginazione del disabile.

Centre Urugwiro

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La disabilità è un vero e proprio tabù in certe zone dell’Africa e porta con sé un’eredità di pregiudizi e superstizioni: la maggior parte della popolazione crede ancora oggi che un bambino con una disabilità sia segno di maledizione. Per questa ragione, i bambini vengono discriminati e rinchiusi nelle case o abbandonati dai loro padri che li ritengono inutili o addirittura un peso per il resto della famiglia.

Il Centro Urugwiro, costruito nel 2004 e dal 2007 coordinato da una missionaria laica italiana, è un centro diurno, aperto dal lunedì al venerdì, che accoglie bambini, adolescenti e adulti con diverse tipologie di disabilità, assicurando loro cure e assistenza adeguate, nel tentativo di favorire la loro integrazione nella società ruandese. Al suo interno, si svolgono attività di accoglienza e animazione, giochi e sport, musicoterapia, fisioterapia e alfabetizzazione, ma anche attività manuali come giardinaggio, falegnameria, saldatura, sartoria, agricoltura e allevamento. Inoltre, vengono effettuate visite a domicilio per chi non ha la possibilità di arrivare al centro.

Il servizio di fisioterapia è stato inserito solo dal 2014 per dare la possibilità a famiglie vulnerabili, con figli disabili fisici, di accedere ai servizi sanitari di base, al fine di migliorare le condizioni di salute del figlio e di agevolare la famiglia.  In effetti, la percentuale di disabili fisici nella zona è molta alta.  Nel 2019 sono stati accolti nel centro una decina di bambini con anomalie o deformità podaliche e degli arti inferiori, perciò, si era reso necessario l’acquisto di ortesi, apparecchi correttivi esterni piuttosto costosi. Lo spazio in cui si svolgeva la fisioterapia, inoltre, era diventato insufficiente per le esigenze dei pazienti, che non riuscivano a svolgere comodamente i vari esercizi di riabilitazione con i deambulatori. Fondazione PRO.SA ha reso possibile l’ampliamento della sala di fisioterapia e l’allestimento di una sala d’attesa, confortevole per le famiglie che aspettano il proprio turno, dove ogni mattina viene offerta la colazione ai bambini che nel frattempo hanno a disposizione giochi per distrarsi e fare esercizio riabilitativo. È stato anche avviato il progetto “Passo dopo Passo” che prevede l’acquisto di ortesi per garantire terapia correttiva ai bambini del centro che ne hanno bisogno per poter camminare.

 

Attualmente, il centro Urugwiro garantisce a ben 58 bambini disabili della zona, la possibilità di curarsi in maniera adeguata, di crescere in salute e, quindi, di riscattarsi dalle discriminazioni culturali subite. L’assistenza dei bambini e delle loro famiglie aumenta il benessere generale dell’intero nucleo familiare.

Gocce di salute

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I piccoli villaggi situati nell’area rurale del distretto di Faisalabad vivono, quotidianamente, il disagio della carenza di fonti rinnovate di acqua potabile, fondamentale per condurre una vita sana e

Versano quindi in condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie, fattore che contribuisce alla diffusione di svariate malattie, soprattutto tra i bambini. In tutto il Pakistan circa 5.000 bambini soffrono di malattie gastriche gravi e il tasso di mortalità infantile è ancora molto alto. Come se non bastasse, l’alto tasso di disoccupazione e di analfabetismo, sono un enorme ostacolo per l’accesso a cure e a terapie farmacologiche adeguate.

Per far fronte a questa terribile realtà, la Parrocchia Assumption Catholic Church all’interno della scuola St.Joseph, organizza, ogni sabato, campi medici per coloro che vivono nei villaggi ed hanno bisogno di cure mediche. In effetti, la scuola è il luogo più semplice da raggiungere per i bambini e le loro famiglie e il sabato, il giorno più comodo per spostarsi.

L’équipe presente ai campi è composta da un medico, due studenti di medicina in servizio volontario e dalle Suore della Congregazione delle Sorelle della Carità. Ogni paziente viene ascoltato, visitato ed individuato il problema viene data la cura con la prescrizione da seguire.

La maggior parte di coloro che si presentano ai campi medici hanno problemi sanitari che richiedono semplici cure di base ma che, senza questo servizio non ne avrebbero mai avuto accesso perché impossibilitati a pagare visite e farmaci presso centri sanitari o ospedali.

I campi medici sono rivolti principalmente ai bambini. Ad ogni campo vengono curati, in media, 100 bambini e 50 adulti. Vengono trattate alcune delle malattie più diffuse in Pakistan: colera, febbre tifoide, intossicazione alimentare, diarrea, difterite, pertosse, tetano, poliomielite acuta, parotite, rabbia, morbillo, varicella, vaiolo, epatite virale, raffreddore e tosse.

Il campo medico è anche l’occasione per formare le persone sulle più basilari norme igienico sanitarie che, da sole, permettono già di migliorare lo stato di salute.

Un viaggio per la vita

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In Mozambico, così come in altri Paesi dell’Africa, l’incidenza delle malattie cardiovascolari sta aumentando esponenzialmente. La malattia reumatica rappresenta uno dei tanti e gravi problemi di salute pubblica. Le conseguenze della malattia reumatica maggiormente diffuse sono la cardite reumatica e la fibrosi endomiocardica tropicale. Nelle aree endemiche tropicali e subtropicale, quest’ultima colpisce quasi esclusivamente i bambini e i giovani adulti. Il danno cardiaco rappresenta la conseguenza più grave della malattia e consiste in un’alterazione deformante delle valvole cardiache che comporta la loro progressiva disfunzione fino all’ipertensione polmonare e/o l’insufficienza cardiaca. Tra le maggiori cause degenerative c’è la denutrizione. I bambini a rischio di vita, perché affetti da fibrosi endomiocardica necessitano di un intervento chirurgico per poter continuare a vivere.

Nell’area di Marrere, le Missionarie Comboniane, che gestiscono l’ospedale locale, vengono a conoscenza di numerosi casi di bambini affetti da questa fibrosi grazie alle diagnosi del dr. Zobbi, un cardiologo italiano che si reca, periodicamente,in Mozambico per volontariato. Purtroppo, però, all’ospedale di Marrere non esiste il reparto di cardiochirurgia e, per salvare i bambini, è necessario portarli all’ICOR: Insituto do Coração de Santa Maria, il centro cardiologico di Maputo.

La distanza tra Marrere e Maputo è di circa 2 mila km e l’unico modo per raggiungere la capitale è il viaggio in aereo. L’ICOR garantisce intervento e degenza gratuiti per i bambini poveri.

Nasce così il progetto Un viaggio per la vita attraverso il quale si vuole garantire il biglietto aereo per il bambino e per la mamma o per il parente che lo accompagna. Il costo per salvare la vita ad un bambino è di Euro 600, ovvero il prezzo di due biglietti aerei, andata e ritorno, per Maputo.

Quando i bambini rientrano a Marrere, vengono seguiti, fino a completa guarigione dalle Missionarie, presso l’ambulatorio di cardiologia dell’ospedale e, successivamente, inseriti in programmi sanitari e nutrizionali di supporto.

Tabaka Mission Hospital

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Il Tabaka Mission Hospital prende il nome dal villaggio dove è stato costruito. Si trova su una collina a 5 km dalla strada asfaltata che unisce la città di Kisii con la Tanzania.

E’ un’organizzazione sanitaria senza scopo di lucro con una capacità di 250 posti letto ed una serie di servizi ambulatoriali. Annualmente, in media, ci sono 9.000 ricoveri di cui circa 1.300 in pediatria. L’ospedale opera in un ambiente rurale in cui la maggior parte dei residenti vive sotto la soglia di povertà. Persone che non possono sostenere spese mediche. I prezzi dei servizi sono volutamente contenuti per permettere anche ai più poveri di usufruire dei servizi offerti. Per i malati che non hanno alcuna possibilità economica l’ospedale ha istituito il “Fondo Buon Samaritano”che permette di intervenire nelle situazioni più difficili con il pagamento della degenza, degli interventi e delle cure.
La situazione socio-economica è resa ancora più difficile dai problemi di salute legati alla diffusione della malaria, della tubercolosi e dell’HIV-AIDS.  La malaria è ancora la prima causa di morte nell’Africa Sub Sahariana. La rete idrica nella regione non è molto sviluppata, ma a causa delle abbondanti piogge, l’acqua è facilmente reperibile da fiumi, pozzi e sorgenti.  Nonostante, la mortalità infantile sia in calo dovuta alle campagne promosse dal Kenya Expanded Programme on Immunization (KEPI), ancora molti bambini soffrono anemia, polmonite, meningite, morbillo e gastroenterite che, se non curati, possono portare alla morte.

L’ Ospedale per garantire cure gratuite ai bambini più poveri, con età da 0 a 5 anni, ha dato vita ad un progetto che prevede l’attivazione di un’assicurazione sanitaria pediatrica. Un modo che permette di contrastare fortemente la mortalità infantile.

All’interno dell’Ospedale, dal più di 20 anni, è attiva la St. Camillus Training School for Kenya Registered Community Health Nurses. Un corso di diploma in Scienze Infermieristiche, con convitto, della durata di tre anni e mezzo. Ogni anno sono una media di 15 le ragazze che vi si iscrivono. Il corso è composto da lezioni teoriche e lezioni pratiche svolte nell’ospedale. L’alto livello di preparazione delle studentesse ha dato alla scuola molto prestigio e molte giovani, da differenti parti della regione, ambiscono ad iscriversi. Per rendere l’iscrizione accessibile anche alle giovani di famiglie meno abbienti, il corso ha dei costi volutamente bassi. Ogni anno, vengono concesse 5 borse di studio ad altrettanti studenti.