Sviluppo

Nello slum di Kanyama, insediamento sovrappopolato alla periferia della capitale Lusaka, dove si vive senza i servizi essenziali come acqua potabile, servizi igienici e scuola, particolarmente grave è il fenomeno dello sfruttamento e abuso nei confronti di donne e ragazze, anche minorenni, specialmente se orfane. Le donne sono vittime di ingiustizie sociali, culturali e di violenza domestica; inoltre, hanno accesso limitato all’istruzione e al mondo del lavoro formale.

E’ a Kanyama che, dal 2018, si sviluppa Il progetto “Stop the Violence” coordinato da Alessia Defendi e finanziato da Fondazione PRO.SA. Un’attività che consente di intercettare le vittime e, attraverso uno sportello di ascolto, di offrire loro servizi infermieristici, consulenza legale e riabilitazione psicologica. Gli operatori presenti sul territorio, entrando in contatto con le vittime, permettono loro di accedere agli sportelli o di essere accompagnate presso organizzazioni che erogano medesimi servizi. Il progetto prevede anche incontri di sensibilizzazione sulla violenza di genere nelle scuole per adolescenti e a favore dei leader di comunità. Si tratta di un intervento culturale cruciale per eliminare stereotipi di genere alla base del fenomeno della violenza e per far prevalere la cultura del rispetto tra uomini e donne.

Stop the Violence agisce sempre in stretta collaborazione con le autorità locali, di polizia e sanitarie.  Questa collaborazione ha permesso di raggiungere dei risultati importanti, quali l’apertura, il 1 ottobre 2019, di uno sportello antiviolenza all’interno dell’ospedale di Kanyama: la più grande struttura sanitaria pubblica dello slum, il cui bacino di utenza comprende anche Chibolya e John Laing, altri due slum di Lusaka. Dopo un breve corso di formazione, che ha visto coinvolti il team di Stop the Violence, alcuni poliziotti, medici e infermieri, si è così costituita una Unità Antiviolenza. Oggi, una donna che giunge all’ospedale di Kanyama, picchiata, ferita o abusata, trova personale sanitario sensibilizzato e formato sulla violenza di genere e può procedere immediatamente, se lo desidera, con una denuncia, trovando consulenza legale gratuita.

Stop the Violence ha anche attivato una collaborazione con un paralegale, vista la crescente richiesta di assistenza da parte delle vittime, spesso per ottenere il mantenimento dei figli da parte del marito. Come era prevedibile, operando all’interno dell’ospedale, i casi intercettati di violenza sono in continuo aumento.

L’unità antiviolenza dell’ospedale di Kanyama è oggi l’unico avamposto in un’area abitata da centinaia di migliaia di persone e la sua apertura costituisce un progresso significativo nella lotta contro la violenza di genere. 

Dal 2020, per far fronte all’emergenza Covid, l’OSC ha attivato un’Unità Mobile. Un van con il quale lo staff di Stop The Violence ho potuto continuare ad intercettare vittime e garantire i suoi servizi a domicilio anche durante la pandemia, in totale sicurezza, e che continua ad essere utilissimo per facilitare lo spostamento di operatori e beneficiari sul territorio e per promuovere workshop e attività di sensibilizzazione nelle scuole.

Nel 2021, grazie ai fondi del 5×1000, è stata inaugurata una nuova unità operativa. Un prefabbricato dotato di uno spazio per offrire supporto psicologico alle vittime, uno studio per assistenza e mediazione legale e una sala polivalente che all’occorrenza funge da spazio gioco per i bambini o atelier di cucito per le donne vittime di violenza inserite nel Women Empowerment Club.  All’esterno è presente anche una veranda dove si tengono workshop di sensibilizzazione, corsi di formazione per lo staff e le riunioni dei consigli antiviolenza. Un ulteriore punto di riferimento per le vittime di violenza, nonché un forte segnale di risposta alla piaga sociale della violenza di genere.