Anche quest’anno Fondazione PRO.SA rinnova la Campagna Obiettivo Fame Zero che, in linea con l’obiettivo di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite da cui prende il nome , intende azzerare la fame, realizzare la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione nei paesi del mondo in cui l’Indice Globale della fame risulta ancora grave.

Ma a che punto siamo realmente?

Il sovrapporsi di varie crisi sta rallentando i progressi nella lotta contro la fame. Con l’avvicinarsi del 2030, anno stabilito per il raggiungimento dell’obiettivo Fame Zero, l’Indice Globale della Fame 2024 mostra chiaramente che il mondo è ben lontano da questo traguardo cruciale. La realizzazione del diritto a un’alimentazione adeguata è fuori portata per miliardi di persone. I progressi nella riduzione dei quattro indicatori del GHI – denutrizione e arresto della crescita, deperimento e mortalità infantili – sono inferiori agli obiettivi concordati a livello internazionale. Molti Paesi e territori stanno sperimentando livelli senza precedenti di insicurezza alimentare acuta, con implicazioni potenzialmente disastrose per il loro sviluppo a lungo termine.

Il punteggio dell’Indice Globale della Fame (GHI – Global Huger Index) per il 2024 è di 18,3, di livello moderato, un calo modesto rispetto al 18,8 del 2016. Questo punteggio globale nasconde ampie variazioni a livello regionale. La situazione è particolarmente preoccupante in Africa a sud del Sahara e in Asia meridionale, dove la fame rimane grave.

La fame è grave o allarmante in 42 Paesi

Decine di Paesi registrano ancora un livello di fame troppo elevato. I punteggi di GHI 2024 mostrano che la fame è di livello allarmante in 6 Paesi: Burundi, Ciad, Madagascar, Somalia, Sud Sudan e Yemen. In altri 36 Paesi è classificata come grave. Inoltre, non mancano i casi di passi indietro:  in 22 Paesi con punteggi di GHI 2024 moderati, gravi o allarmanti, la fame è di fatto aumentata rispetto al 2016. In 20 Paesi con punteggi di GHI 2024 moderati, gravi o allarmanti, i progressi si sono in gran parte arenati. Un piccolo numero di Paesi – tra cui Bangladesh, Mozambico, Nepal, Somalia e Togo – hanno registrato miglioramenti significativi nei punteggi, sebbene presentino dei livelli di fame ancora troppo alti.

Le cause

Le cause di questi risultati includono i conflitti armati su larga scala, i cambiamento climatici, i prezzi elevati dei prodotti alimentari, le perturbazioni del mercato, la recessione economica e la crisi del debito in molti Paesi a basso e medio reddito. A livello globale, più di 115 milioni di persone sono soggette a sfollamenti interni o migrazioni forzate a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani o disordini civili, e molte altre sono state sfollate in conseguenza di calamità meteorologiche. Le guerre a Gaza e in Sudan hanno provocato crisi alimentari di portata eccezionale. Le disuguaglianze tra i Paesi e al loro interno sono in aumento.

GIUSTIZIA DI GENERE, RESILIENZA CLIMATICA E SICUREZZA ALIMENTARE E NUTRIZIONALE

La convergenza di disuguaglianza di genere, insicurezza alimentare e cambiamenti climatici mette le famiglie, le comunità e i Paesi in condizioni di pressione estrema. Il genere si intreccia con le problematiche del clima e della sicurezza alimentare in modi che le politiche e gli interventi relativi a questi ambiti spesso trascurano. Le donne e le ragazze sono in genere le più colpite dall’insicurezza alimentare e dalla malnutrizione. Inoltre, subiscono in modo sproporzionato gli effetti degli eventi meteorologici estremi e delle emergenze climatiche. Varie forme di discriminazione – formale e informale, sistemica e individuale – impediscono loro di avere le risorse e le opportunità necessarie per agire efficacemente per il benessere proprio e degli altri e per contribuire al cambiamento trasformativo dei sistemi alimentari e alla resilienza climatica.

I PUNTEGGI DELL’INDICE GLOBALE DELLA FAME

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Fonte: Indice Globale della Fame 2024 pubblicato da CESVI. 
INDICE GLOBALE DELLA FAME: Come La Giustizia Di Genere Può Contribuire Alla Resilienza Climatica E All’obiettivo Fame Zero