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Aksyon Gasmy

Haiti covid 1

Haiti non è solo il paese più povero del continente americano, ma occupa insieme a molti paesi africani le ultime posizioni nella classifica mondiale dei paesi per indice di sviluppo umano. Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Purtroppo l’arrivo del Covid 19 sta rendendo la situazione ad Haiti più drammatica di quanto lo è già solitamente. Le attività economiche sono diminuite in tutti i gruppi di lavoro della diaspora haitiana, questo ha provocato una riduzione dei trasferimenti di denaro verso il paese, evidente a causa del tasso di disoccupazione degli haitiani che vivono all’estero, in particolare negli Stati Uniti.  In questa fase un serio problema che minaccia il paese è l’insicurezza alimentare.

A Mare Rouge, nel nord-ovest del paese, da un paio d’anni PRO.SA collabora con Aksyon Gasmy (AKG), un’organizzazione che si occupa di assistenza e riabilitazione di minori disabili, coordinata da Maddalena Boschetti una volontaria italiana. Le terribili condizioni economiche e di sicurezza legate alla violenza e all’instabilità politica aggravate dalle limitazioni legate al Covid 19 stanno compromettendo tutte le attività dell’organizzazione.

Fondazione PRO.SA ha risposto alla richiesta di aiuto arrivata da Aksyon Gasmy che ha elaborato tre progetti per non compromettere il lavoro che da anni sta portando avanti raggiungendo con fatica un esempio di eccellenza e di buone prassi.

Quattro radio locali trasmetteranno “Emissioni AKG” in sostituzione degli incontri con i genitori e per la propaganda di spot per prevenzione Covid 19. Le stazioni radio scelte, situate a Mawouj, Kotfe, Mol e Janrabel, coprono tutto il basso nord-ovest ed oltre. Una seconda attività sarà la diffusione di messaggi di sensibilizzazione e prevenzioni legata al Covid 19, in zone lontane, attraverso spot trasmessi da diffusori montati su motociclette. Un metodo molto utilizzato nelle zone rurali di Haiti durante le campagne elettorali. La terza attività che si potrà sviluppare sarà di carattere agricolo. A causa della siccità e delle condizioni economiche disastrose delle famiglie ci si prefigge di creare un fondo per acquisto sementi per poterle distribuire ad un prezzo inferiore a quello di mercato alle famiglie dei bambini disabili, attraverso i responsabili della Banca delle Sementi. Famiglie che coltivando potranno raggiungere la sussistenza alimentare in questo periodo tragico dove, dopo un periodo di forte siccità, si è verificato un ingiustificato aumento del costo delle sementi.

Khulna

Bangladesh Covid 2

 A seguito dell’emergenza COVID-19 in Bangladesh Fondazione PRO.SA ha accolto la richiesta di FADV e del partner locale Dalit di intervenire con un’azione di risposta urgente per i bambini e le famiglie più vulnerabili di 30 villaggi del Distretto di Khulna. In quest’area remota, ai confini tra Bangladesh e l’India, la vulnerabilità di uomini, donne e bambini è altissima.

A seguito dell’emergenza COVID-19 il governo del Bangladesh ha attivato una serie di misure per contenere l’epidemia e coinvolto organizzazioni internazionali come UNICEF, OMS Centers for Disease Control (CDC) degli Stati Uniti, a far parte di un Comitato interministeriale per la lotta al coronavirus. Una diffusione di questo virus in Bangladesh potrebbe essere catastrofica causa la alta densità di popolazione e la carenza estrema di adeguate strutture ospedaliere soprattutto nei villaggi rurali. ll Governo è intervenuto nel mese di marzo con la chiusura di scuole e università e con altre misure ma è fondamentale raggiungere la popolazione delle zone rurali con messaggi di sensibilizzazione e diffusione di comportamenti idonei per prevenire la diffusione del virus.

Il distretto di Khulna è l’area dove PRO.SA e FADV stanno sostenendo l’azione dell’organizzazione locale DALIT. Nella zona si è assistito negli ultimi anni ad un ulteriore impoverimento delle minoranze hindu con particolare riferimento ai dalit. La comunità fuori casta dalit rappresenta uno dei gruppi più emarginati dal punto di vista sociale. Vivono in condizioni di povertà estrema nelle zone più insalubri dei villaggi, maggiormente soggette ad alluvioni ed allagamenti, in cui le fonti d’acqua da cui le famiglie si riforniscono sono inquinate dall’arsenico presente nelle falde.

 

L’organizzazione DALIT, con l’aiuto di PRO.SA e FADV, sta intervenendo in 30 villaggi dei sub-distretti di Dumuria, Keshabpur e Tala in cui vivono n. 3600 famiglie appartenenti alla casta dei Dalit. Circa 14.400 persone di cui 5000 sono bambini.

 

Vengono distribuiti pacchi viveri, contenenti riso, lenticchie, patate, olio, sale, soluzione salina orale e materiali per l’igiene e la prevenzione come mascherine, guanti per le mani, sapone e disinfettante per proteggersi dal Coronavirus. Un altro intervento a breve termine sarà attuato in 8 Unioni di 3 Upazilas (sotto-distretti) per distribuire 9.000 mascherine, 7.200 pezzi di sapone per il lavaggio delle mani, medicine supplementari e alimenti attraverso la visita alle famiglie. Inoltre, il programma di prevenzione prevede la diffusione di informazioni attraverso manifesti, volantini e un dialogatore.

Come l’Okapi

Pro sa italia okapi

“E tu chi sei? L’Okapi” è un libro di Dino Ticli che narra la storia di Forestiera, chiamata così perché cresciuta nella foresta e perché straniera. È una femmina di okapi: un animale originale e misterioso che abita solo in una remota zona della Repubblica Democratica del Congo, curioso perché strana sintesi di tre altri animali. Un po’ zebra, un po’ asino, un po’ giraffa, l’okapi è una scoperta, un perfetto mix di specie diverse e insieme un essere unico.

Forestiera sente il bisogno di darsi un nome, di capire quale sia il suo popolo, di andare alla ricerca dei suoi simili, di lasciare il suo mondo per trovare degli amici, una famiglia, la felicità.

Un viaggio fatto di incontri con animali mai visti prima – dal bonobo al facocero – e di esperienze di vita: okapi sperimenterà diffidenza e accoglienza, paura e tolleranza, diversità e amicizia.

All’interno del progetto portato nelle scuole, intitolato come il libro, l’esperienza di Forestiera rappresenta la metafora della diversità e del dialogo tra culture. Perché conoscere la diversità rafforza la propria identità e contemporaneamente rende migliori.

Negli incontri pensati per le scuole elementari, ai bambini viene proposto un percorso che, proprio come nel caso della piccola Okapi, li porta a scoprirsi singolarmente per poi entrare in relazione con l’altro, il diverso.

Attraverso giochi di conoscenza, attività manuali, di ascolto e confronto, i bambini imparano a mettersi in gioco, soprattutto grazie alla presenza fra loro dell’Okapi in persona!

Invece, per i ragazzi più grandi, il progetto mira a far riflettere sulle scelte delle persone che, proprio come Forestiera, lasciano la propria terra per andare alla ricerca di una vita diversa, scontrandosi a volte con il pregiudizio e lottando ogni giorno per l’integrazione con il nuovo contesto.

In questo caso l’attenzione si pone soprattutto sull’analisi delle differenze che caratterizzano i diversi contesti da cui proviene l’”altro” e sul ruolo fondamentale che ciascuno di noi può avere per salvaguardare il bene dell’altro.

I ragazzi sono invitati a scoprire i dati globali su diverse tematiche, ad approfondire argomenti di attualità e a far sentire la loro voce dopo un attivo confronto tra pari.

Questo progetto è stato finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, nell’ambito del bando di Educazione della Cittadinanza Globale, presentato insieme ad altre organizzazioni lombarde, con Celim in qualità di capofila.

 

Stop The Violence

Mostra stv 1

L’attività di PRO.SA in Italia non si limita all’organizzazione di percorsi di Educazione alla Cittadinanza Globale nelle scuole e negli oratori, ma si impegna a raggiungere diverse fasce d’età, io diversi modi, nel tentativo di sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone.

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, Fondazione PRO.SA ha portato in tre comuni della Lombardia una mostra fotografica sul progetto “Stop The Violence”: un impegno della Fondazione contro la violenza di genere nello Zambia. La mostra si sviluppa attraverso 21 scatti fotografici, che raccontano la vita negli slum di Lusaka, realizzati dal fotografo Matteo Broggi, in viaggio nel progetto “Stop the Violence”.

La mostra è stata ospitata e patrocinata per la prima volta, presso il Centro Milano Donna del Municipio 6 del Comune di Milano ed inaugurata alla presenza del Sindaco Sala il 24 novembre 2018.

A dicembre 2018, la mostra è stata esposta presso la Biblioteca Comunale di Nembro (BG) e, al momento dell’inaugurazione, è intervenuta Elena Arvati, coordinatrice del progetto per conto di Fondazione PRO.SA, per raccontare la sua esperienza al fianco di donne e ragazze vittime di violenza e pregiudizi culturali.

Dal 24 novembre all’8 dicembre 2019, la mostra è stata allestita presso il Palazzo dei Muratori del Comune di Romano di Lombardia (BG) e, nel corso delle due settimane, è stata visitata da diversi gruppi: dieci classi del Liceo Don Lorenzo Milani di Romano di L.dia, provenienti dagli indirizzi socio-economico, linguistico e delle scienze umane; dal gruppo dei preadolescenti di terza media dell’oratorio San Filippo Neri di Romano di L.dia e da circa trenta mamme dell’associazione Solidarietà Scolastica di Romano di L.dia. Si è trattato di incontri di riflessione e scambio, nonché di sensibilizzazione attorno ad un tema tristemente molto attuale, non solo nello Zambia. Inoltre, a chiusura della mostra, è stato organizzato un incontro con Elena Arvati, che è tornata a parlarci della situazione a Kanyama, Lusaka, offrendo una testimonianza lucida e preziosa di ciò che accade quotidianamente e dei successi del progetto Stop The Violence.

Chi fosse interessato a conoscere, e a far conoscere, la mostra fotografica “Stop the Violence” può contattarci scrivendoci a info@fondazioneprosa.it

Scuole E Oratori

cop_oratori

La Cittadinanza Globale sostiene un nuovo modello di cittadinanza basato sulla piena consapevolezza della dignità insita in ogni essere umano, sulla sua appartenenza ad una comunità locale e globale e sull’impegno attivo per ottenere un mondo più giusto e sostenibile. Il cittadino o la cittadina globale sono persone capaci di IMPARARE connettendo, di FARE pensando, di CONVIVERE riconoscendo, di ESSERE diventando, di TRASFORMARE immaginando.

La proposta di Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), portata avanti da Fondazione PRO.SA come da altre organizzazioni nel mondo, aspira ad integrare in una visione coerente l’educazione allo sviluppo sostenibile e ai diritti umani, alla pace, alla interculturalità e al genere, osservando lo stretto legame tra tutte queste aree così come l’interdipendenza sempre maggiore tra gli esseri umani in un pianeta minacciato nella sua sostenibilità. L’obiettivo è creare una coscienza civica che possa impegnarsi per la riduzione di ogni forma di violenza, per eliminare l’abuso, lo sfruttamento e ogni forma di violenza perpetrata nei confronti di donne e bambini.

In Italia, nelle scuole e negli oratori, vengono promossi percorsi didattici di ECG che comprendono un insieme di attività di informazione, sensibilizzazione e formazione. Al centro vengono messe le problematiche relative all’interdipendenza tar il Nord e il Sud del mondo, alla povertà, allo sviluppo, ai diritti umani e all’esclusione sociale. Laboratori studiati su misura per i diversi target al fine di portare ad una conoscenza della cittadinanza mondiale come ispirazione al sentimento di appartenenza ad una grande comunità ed a una umanità comune.

Ogni azione di PRO.SA è volta a rafforzare la cooperazione tra nord-nord e nord-sud attraverso lo sviluppo e il trasferimento di competenze per il rafforzamento di un sistema efficace di costruzione delle capacità.

Villaggio Sri Vichian

Villaggio sri vichian 01 copertina

Chiang Rai è situata nel nord della Thailandia in quel pezzo di terra chiamato il Triangolo d’oro. Una grande area montagnosa dove, seminascosti tra le foreste, ci sono villaggi abitati prevalentemente da profughi birmani, laotiani e cinesi. Le minoranze tribali del Nord, le cosiddette “tribù dei monti” sono gruppi umani ancora seminomadi, in parte non ancora registrati all’anagrafe, quindi senza documenti personali né documenti di proprietà delle terre. In genere non sono scolarizzati e non conoscono la lingua Thai, ma solo i propri dialetti. Nel 1993, in quello che era il villaggio Sri Vichian, viene aperto, dai Religiosi Camilliani, un centro di accoglienza: il Camillian Social Center Chiang Rai (CSC), con l’obiettivo di provvedere all’educazione e scolarizzazione di bambini tribali perché possano, crescendo, imparare a gestire la propria vita e migliorare le loro condizioni di vita.

Al CSC si sta sviluppando un progetto agricolo rivolto ai bambini disabili e normodotati delle tribù dei monti. Attraverso attività di agricoltura e allevamento, seguendo un metodo di apprendimento informale, i bambini e i giovani coinvolti acquisiscono nuove tecniche ed abilità agricole e, tramite la vendita del bestiame, apprendono le modalità di gestione e distribuzione del ricavato, che viene destinato all’acquisto di cibo, materiale scolastico e alle attività sportive per i bambini del centro o verrà investito nelle piantagioni per la loro futura sostenibilità. Si sta creando, così, un circolo virtuoso da cui tutti trarranno beneficio. Fondazione PRO.SA sta sostenendo le spese per la ristrutturazione di un porcile e di un pollaio, l’acquisto dell’attrezzatura per l’acquacoltura e la piantagione di diversi alberi da frutto, necessarie per dare il via alle attività.

La speranza è quella che anche altre comunità circostanti intraprendano un percorso simile che aiuti i bambini a sviluppare le competenze basilari per lo svolgimento di un lavoro

Villaggio della gioia

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È l’autunno del 2009 quando il progetto “Villaggio della Gioia” comincia a prendere vita. Le richieste di aiuto per trovare una casa per bambini rimasti orfani, di uno o di entrambi i genitori, che arrivano all’Association Ensemble pour le bien etre de l’enfant sono in continuo aumento. Si decide così di creare un piccolo villaggio dove accogliere e crescere i bambini orfani. Attualmente, le case sono tre e ospitano una quarantina di bambini. Il centro è riconosciuto dallo stato e collabora con i servizi sociali statali. L’assistenza è assicurata da 13 “mamme” che si alternano giorno e notte nelle case per accudire i piccoli, alle quali si aggiunge personale educativo, sanitario e amministrativo. I bisogni alimentari dei bambini variano a seconda della loro età. Garantire una fornitura di cibo e micronutrienti con pasti equilibrati ai bambini è l’obiettivo principale per la lotta alla malnutrizione.

Sia i bambini del Centro, che quelli seguiti a domicilio, beneficiano di cure mediche, mentre i nuovi arrivati vengono sempre sottoposti ad un controllo generale di verifica dello stato di salute. Le malattie che più hanno interessato i neonati e lattanti sono state la malaria e le infezioni intestinali.  Per i bambini oltre i 2 anni, le malattie più diffuse sono infezioni, malaria, tosse, raffreddore, ferite ed escoriazioni provocate durante le attività di gioco. Con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di problemi di salute dei bambini e garantire una seria prevenzione, fulcro delle attività svolte nel Centro, è stata completamente ristrutturata la sala mensa e sono in via di realizzazione servizi igienici adeguati in prossimità delle aree gioco. Verranno installati lavabi a misura di bambino con acqua corrente per il lavaggio delle mani prima della merenda. In questo modo, si tenta di elevare il benessere dei minori, istruendoli sulle norme di igiene personale.

Anche il punto docce verrà ristrutturato per soddisfare le esigenze dei piccoli e agevolare il lavoro delle “mamme”. Quest’area sarà affiancata da un piccolo wc – per abituarne all’uso i bambini – e da uno spazio sufficiente per potervi collocare i vasini che meglio si adattano all’età dei piccoli.

La struttura sarà dotata di corrente elettrica e piccoli pannelli solari oltre che di un porticato esterno, protettivo contro le forti piogge periodiche.

Molti interventi di sviluppo che PRO.SA supporta si focalizzano sull’accesso sostenibile a servizi idrici adeguati, a servizi igienici salubri e a fonti di energia rinnovabile.

Stop the violence

Stv 1

Nello slum di Kanyama, insediamento sovrappopolato alla periferia della capitale Lusaka, dove si vive senza i servizi essenziali come acqua potabile, servizi igienici e scuola, particolarmente grave è il fenomeno dello sfruttamento e abuso nei confronti di donne e ragazze, anche minorenni, specialmente se orfane. Le donne sono vittime di ingiustizie sociali, culturali e di violenza domestica; inoltre, hanno accesso limitato all’istruzione e al mondo del lavoro formale.

E’ a Kanyama che si sviluppa Il progetto “Stop the Violence” coordinato da Elena Arvati e finanziato da Fondazione PRO.SA. Un’attività che consente di intercettare le vittime e, attraverso uno sportello di ascolto, di offrire loro servizi infermieristici, consulenza legale e riabilitazione psicologica. Gli operatori presenti sul territorio, entrando in contatto con le vittime, permettono loro di accedere agli sportelli o di essere accompagnate presso organizzazioni che erogano medesimi servizi. Il progetto prevede anche incontri di sensibilizzazione sulla violenza di genere nelle scuole per adolescenti e a favore dei leader di comunità. Si tratta di un intervento culturale cruciale per eliminare stereotipi di genere alla base del fenomeno della violenza e per far prevalere la cultura del rispetto tra uomini e donne.

Stop the Violence agisce sempre in stretta collaborazione con le autorità locali, di polizia e sanitarie.  Questa collaborazione ha permesso di raggiungere dei risultati importanti, quali l’apertura, il 1 ottobre 2019, di uno sportello antiviolenza all’interno dell’ospedale di Kanyama: la più grande struttura sanitaria pubblica dello slum, il cui bacino di utenza comprende anche Chibolya e John Laing, altri due slum di Lusaka. Dopo un breve corso di formazione, che ha visto coinvolti il team di Stop the Violence, alcuni poliziotti, medici e infermieri, si è così costituita una Unità Antiviolenza. Oggi, una donna che giunge all’ospedale di Kanyama, picchiata, ferita o abusata, trova personale sanitario sensibilizzato e formato sulla violenza di genere e può procedere immediatamente, se lo desidera, con una denuncia, trovando consulenza legale gratuita.

Stop the Violence ha anche attivato una collaborazione con un paralegale, vista la crescente richiesta di assistenza da parte delle vittime, spesso per ottenere il mantenimento dei figli da parte del marito. Come era prevedibile, operando all’interno dell’ospedale, i casi intercettati di violenza sono in continuo aumento.

L’unità antiviolenza dell’ospedale di Kanyama è oggi l’unico avamposto in un’area abitata da centinaia di migliaia di persone e la sua apertura costituisce un progresso significativo nella lotta contro la violenza di genere. 

Faisalabad

Faisalabad 1 copertina v2

Nei villaggi rurali pakistani i bambini bevono la stessa acqua degli animali e il pericolo di contaminazione è molto alto. Le conseguenze sono rilevabili dalle statistiche Unicef, secondo le quali, ancora oggi, il 45 % dei bambini, sotto i 5 anni, ha un ritardo nella crescita e il 41% soffre di diarrea, senza la possibilità di ricevere reidratazione orale o alimentazione regolare. Ogni giorno, circa 5.000 bambini mostrano malattie del fegato e dello stomaco, causate dall’acqua sporca che bevono. Più di 5 milioni di persone hanno contratto epatite B e C. Tra le cause della malnutrizione infantile non ci sono solo quantità di cibo insufficienti, scarsa igiene, accesso limitato all’acqua potabile e ai servizi sanitari, ma anche pratiche di cura e alimentazione non adeguate perché carente di micronutrienti.

Fondazione PRO.SA da diversi anni è impegnata nello sviluppo di progetti che garantiscano l’accesso all’acqua potabile nei villaggi sparsi nella regione di Faisalabad.

A Jang Sadar e a Josephabad il progetto oltre a permettere l’installazione di pompe per l’acqua, ha contribuito a diffondere buone prassi di igiene e ha aumentato la consapevolezza dei rischi che l’acqua non potabile comporta. Sono state organizzate campagne di sensibilizzazione nelle varie aree e specifici programmi educativi per bambini. I beneficiari sono stati circa 20 mila.

Il diritto all’acqua è uno dei diritti fondamentali per l’essere umano. L’accesso all’acqua porta ad un miglioramento delle condizioni igienico sanitarie e quindi alla riduzione delle infezioni e delle malattie, come per esempio tifo ed epatite. A Shadman Colony, aver garantito l’acqua direttamente sul territorio evita ai bambini lunghe ore di cammino per recuperare acqua potabile nei villaggi lontani. Qui sono già state installate dieci pompe per le 500 famiglie della colonia. Gli impianti sono stati realizzati con il lavoro volontario degli elettricisti che vivono nel villaggio.

Radha Paudel

Radha paudel 1 copertina

Fondazione PRO.SA incontra Radha Paudel nel 2018 e decide di avviare un’azione di supporto all’importantissimo progetto che Radha stava avviando.

Radha Paudel è un’operatrice sanitaria e attivista nepalese, sopravvissuta ad attacchi terroristici maoisti che da anni si occupa della condizione delle donne in Nepal. Tra le sue molteplici iniziative ha suscitato in noi particolare interesse la sua lotta al riconoscimento del diritto ad una “mestruazione dignitosa”.

In Nepal, come in molte altre parti del mondo, il ciclo mestruale è considerato taboo, una cosa di cui non si deve parlare e si deve tenere nascosta.

Durante il periodo mestruale le donne che appartengono a famiglie di tradizione induista, vengono allontanate dall’abitazione e isolate in capanni o stalle in condizioni spesso estreme.

Quest’arcaica tradizione si chiama Chaupadi e causa ogni anno molteplici vittime e grandi sofferenze a milioni di donne che si sentono private della loro dignità.

Abbiamo accompagnato e sostenuto finanziariamente la Radha Paudel Foundation partecipando all’acquisto di macchine per la realizzazione di assorbenti organici che vengono distribuiti gratuitamente a donne che non hanno risorse economiche per affrontarne l’acquisto.

Parte della produzione viene venduta in modo da poter creare un volano economico che permette alla fondazione di creare un sistema educativo di supporto alla donna e di remunerare le lavoratrici del piccolo laboratorio di produzione.

Lo scorso anno, abbiamo generato un circolo virtuoso acquistando centinaia di assorbenti organici e donati a ragazze indigenti che alloggiano in istituti di accoglienza a Kathmandu.

Special Education School

Luang prabang 01

La Special Education School di Luang Prabang dà a bambini sordomuti l’opportunità di ricevere un’istruzione e di imparare un una professione, con l’obiettivo di favorire la loro integrazione nel mondo del lavoro. Per valorizzare il loro lavoro e promuovere il loro apprendimento, il centro si è sviluppato molto negli anni e si impegna a diventare sempre più autosufficiente. Per permettere ai beneficiari di ultimare il loro percorso di studi e assicurare loro un futuro, le Suore di Maria Bambina hanno aperto per gli studenti più grandi un programma di formazione professionale di tre anni. Al termine della formazione, gli studenti avranno acquisito le abilità e le competenze necessarie per trovare un impiego ed essere indipendenti.

 

 

Il centro funziona esattamente come una fattoria, con un grande giardino e alcuni animali: maiali, rane, anatre e polli. Le attività agricole previste dal progetto hanno lo scopo di garantire ai beneficiari una fonte di sussistenza, cosicché possano ridurre il più possibile le loro spese, cercando di rendersi indipendenti. Con un contributo di Caritas Italiana, nel 2018, sono state realizzate due grandi serre per poter coltivare gli orti tutto l’anno. Nell’orto vengono coltivate melanzane, cavoli, peperoncino, cipolle, cetrioli, fagioli e zucche.

Con la recente creazione di un laghetto per l’acquacoltura e la pesca, gli studenti hanno un’ulteriore opportunità di imparare un lavoro. Il laghetto funge da bacino per la raccolta di acqua piovana durante la stagione delle piogge, mentre durante la stagione secca, l’acqua viene pompata nell’orto per abbeverare le piante e per pulire gli spazi degli animali. Nel tempo, anche l’avvio di attività di allevamento ittico e pesca, nel tempo, contribuirà all’autosufficienza del centro.

Piccole coltivazioni agricole  o catene di distribuzione in centri di accoglienza e riabilitazione per minori aiutano a prendere coscienza che le attività, in cui sono coinvolti, sono fonti di reddito per il sostentamento del progetto e di loro stessi.

Welcome To The Family

Wtf nakuru sviluppo 1

A Nakuru, quarta città più grande del Kenya, il fenomeno degli street children è estremamente diffuso, così come nel resto del paese. Spesso accade che i minori lascino le proprie case perché spinti dalla fame o perché vittime di violenze e abusi. Sulla strada, i bambini vengono a contatto con organizzazioni malavitose che sfruttano e controllano ogni momento della loro vita e, nella maggior parte dei casi, finiscono per entrare nel giro della droga, sniffando colla per inibire gli stimoli fisiologici quali fame e sete.

Welcome to the Family è un progetto che si inserisce in questo contesto nel tentativo di dare una seconda possibilità a tutti i bambini e i ragazzi che accoglie.

Due sono le sezioni del centro: il Boys Ranch, centro residenziale maschile dove i minori accolti svolgono un percorso di riabilitazione e di educazione di circa un anno; e il Calabrian Shelter, centro residenziale femminile, che offre assistenza e supporto psicologico alle bambine vittime di violenza.

Nel 2017, all’interno del Boys Ranch, è stato realizzato il progetto “Diritto all’acqua-Diritto alla vita” che, attraverso l’implementazione di un sistema di depurazione dell’acqua, assicura ai bambini accolti nel centro l’accesso all’acqua potabile. Il progetto prevede anche attività di produzione, di vendita dell’acqua in bottiglia e di riciclo della plastica, che vanno a sostegno del percorso educativo offerto da Welcome to The Family e coprono i costi dei salari degli educatori che lavorano quotidianamente con i bambini.

Dal 2018, alla Welcome to the Family, è stato avviato un nuovo progetto: “Per un mondo più dolce”. Si tratta di un’attività di apicoltura con l’obiettivo educativo di valorizzazione umana dei ragazzi e delle ragazze, affinché diventino responsabili crescendo in armonia con sé stessi. L’apicoltura è principalmente legata ai ritmi della natura e il contatto con le api insegna loro, gradualmente, a rispettare questo tempo. In questo modo, acquisiscono i valori relativi alla responsabilità e all’igiene, imparando a vivere in comunità e rispettando la natura. Ad oggi, un primo gruppo di ragazzi e ragazze ha concluso il semestre di lezioni teoriche e ha già prodotto i primi vasetti di miele. Un miele delizioso e di qualità, data la vicinanza del centro al parco di Nakuru, la cui biodiversità è estremamente elevata.

Ad agosto 2019, è stata costruita una nuova casa famiglia all’interno del compound che potesse accogliere una ventina di ragazzi di strada tra i 10 e i 17 anni, salvati dagli educatori della Welcome to the Family, in seguito all’ennesima retata da parte del governo keniano.

Snehagram

Snehagram 1

In India, dove vivono il 40% dei bambini che al mondo soffrono di malnutrizione, un centro diventa esempio di crescita inclusiva e sostenibile. Snehagram è una casa camilliana che accoglie e accompagna negli studi, fino ad un inserimento professionale nel mondo del lavoro, un centinaio tra bambini e ragazzi sieropositivi, alcuni dei quali senza famiglia e altri con famiglie che non hanno mezzi economici per potersi occupare di loro.

Sin dall’inizio, a Snehagram, i responsabili hanno pensato che l’agricoltura, in particolare quella biologica, sarebbe stata un’attività di sostentamento e sviluppo sia per i ragazzi che per il centro. Dopo il primo anno, l’impegno è andato crescendo grazie al sostegno al progetto da parte di Fondazione PRO.SA. É stato realizzato un frutteto, ampliato l’orto con le coltivazioni di più varietà di verdure e, soprattutto, implementati i programmi di formazione. Il team dei ragazzi coinvolti nel progetto ha fatto visita a fattorie biologiche private dove esperti del settore hanno argomentato e formato sul progetto. Inizialmente il focus è stato sulla coltivazione di ortaggi per il fabbisogno del centro ma, in seguito, con l’esperienza acquisita, hanno iniziato a coltivare verdure a scopo commerciale, come il pomodoro, il peperoncino, la barbabietola, il rafano, il cavolfiore, il cavolo, la lattuga, il bok choy, il sedano, gli spinaci, il coriandolo, la menta e molti altri.

 

 

Da luglio 2018, il team ha avviato, per due ore al giorno, l’attività di una bancarella di verdura biologica con l’idea che coloro che fossero passati, in viaggio verso la città, si sarebbero fermati per acquisti.  Non solo questo ha funzionato ma ora, nonostante la diffidenza iniziale a causa della sieropositività dei ragazzi, anche molti che vivono nei villaggi vicini sono assidui clienti della bancarella.

Sempre Fondazione PRO.SA con i fondi del 5×1000 ha finanziato diverse realizzazioni, da un impianto a pannelli fotovoltaici, per un risparmio energetico, ad un allevamento di polli da carne e di galline ovaiole, per sopperire al fabbisogno di carne e uova, fino ad una scuola di sartoria per le ragazze.

Un progetto che pur partendo da un programma nutrizionale va oltre e dà la possibilità a tanti bambini e ragazzi sieropositivi di crescere in armonia, di studiare e di imparare un mestiere.

Villaggio Sri Vichian

Sad sri vichian

Chiang Rai è situata nel nord della Thailandia in quel pezzo di terra chiamato il Triangolo d’oro. Una grande area montagnosa dove, seminascosti tra le foreste, ci sono villaggi abitati prevalentemente da profughi birmani, laotiani e cinesi. Le minoranze tribali del Nord, le cosiddette “tribù dei monti” sono gruppi umani ancora seminomadi, in parte non ancora registrati all’anagrafe, quindi senza documenti personali né documenti di proprietà delle terre. In genere non sono scolarizzati e non conoscono la lingua Thai, ma solo i propri dialetti. Nel 1993, in quello che era il villaggio Sri Vichian, viene aperto, dai Religiosi Camilliani, un centro di accoglienza: il Camillian Social Center Chiang Rai (CSC), con l’obiettivo di provvedere all’educazione e scolarizzazione di bambini tribali perché possano, crescendo, imparare a gestire la propria vita e migliorare le loro condizioni di vita.

Il CSC si adopera per garantire l’istruzione dei bambini attraverso contatti con le famiglie, sensibilizzandole sul diritto allo studio ed insieme ad altre organizzazioni caritative realizza, inoltre, varie attività per cercare di dare la cittadinanza ai bambini tribali e per stimolare la comunità a proteggere i diritti dell’infanzia.

Negli anni il CSC è diventato per tanti bambini e ragazzi la casa che non hanno mai avuto, il posto sicuro in cui trovano amore, comprensione e la possibilità di sperare in un avvenire diverso da quello che i loro genitori gli avrebbero potuto dare. I bambini presenti sono più di duecento. Frequentano regolarmente la scuola imparando la lingua thai. Ogni anno i ragazzi che vanno alla scuola professionale o alle superiori si trasferiscono in residenze scolastiche esterne al centro e altrettanti bambini possono lasciare i villaggi sui monti per essere accolti al CSC ed iniziare un percorso scolastico.

Per poter dare la possibilità di un’istruzione ad un numero sempre maggiore di bambini, quelli che vivono nei villaggi più vicini alla città, non si trasferiscono al centro camilliano ma, restano a vivere con i genitori, e raggiungono ogni giorno la scuola con un pulmino. In questo caso il sostegno a distanza di un bambino copre le spese dell’iscrizione scolastica, della mensa e del trasporto.

 

Rayong

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Il Camillian Social Center è un centro di accoglienza per i malati di Aids, situato nella provincia di Rayong.
 Dopo diverse battaglie combattute in favore dei diritti dei bambini sieropositivi, e dimostrando che la terapia antiretrovirale avrebbe permesso ad ogni bambino di vivere, proprio il Camillian Social Center di Rayong, nel 2005, ottenne che il Ministero della Sanità Thailandese garantisse la cura anti aids ad ogni bambino. E’ pur vero che senza un parente o un tutore che si occupi di questi bambini è difficile avere assistenza sociosanitaria e medica.

I bambini vittime dell’AIDS sono un problema per la società tailandese perché sono tutti potenziali orfani. I genitori, se ci sono, non possono prendersi cura di loro, e spesso i parenti li rifiutano per ignoranza e povertà.
Il progetto vuol dare una possibilità di vita a bambini malati di Aids che se la vedono negata a causa di un virus che non lascia alternative. L’obiettivo del centro è quello di creare intorno ai bambini un ambiente dove sviluppare le loro potenzialità, nella salvaguardia dei diritti che si sono visti negati e affinché crescano con un buon equilibrio psicofisico.

Vogliamo aiutare i bambini, che sono poveri e senza alcuna sicurezza economica e affettiva, ad avere una vita il più normale possibile sostenendo la loro educazione e scolarizzazione di questi bambini affinché possano, crescendo, imparare a gestire la propria vita. E fare in modo che questi bambini diventino importanti risorse umane per la società.