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Stop the Violence

Stv covid 8

Per via dell’emergenza Covid-19, anche lo sportello e le attività di Stop The Violence sono state interrotte ed era stato attivato una sorta di telefono amico per poter ascoltare e sostenere le vittime di violenza e coordinare gli interventi con l’ospedale e la polizia. Finalmente il 4 maggio, dopo circa un mese di sospensione, è stata riaperta l’Unità Anti – Violenza dentro l’ospedale di Kanyama. Fondazione PRO.SA ha sostenuto e sostiene, le spese necessarie all’acquisto dei dispositivi come i camici, le mascherine, i guanti monouso, sapone liquido e clorina per tutti gli operatori del progetto. L’ospedale, pur avendo mezzi molto limitati, si è dato da fare mettendo in atto le basilari norme di comportamento per prevenire i contagi. All’ingresso, c’è un enorme secchio d’acqua dove un addetto controlla che tutti si lavino le mani e prova la temperatura. L’ospedale, costituito principalmente da container e tendoni, è semi vuoto rispetto al solito: molti dipartimenti sono stati chiusi, il personale ridotto alla metà, e volontarie laboriose e addetti alle pulizie che, muniti di canna, girano per gli spazi a pulire e riforniscono i secchi d’acqua sparsi per l’ospedale per permettere ai pazienti di lavarsi le mani. Il reparto maternità, dove ogni giorno nascono oltre cinquanta bambini, adesso ospita solo le mamme e i loro piccoli, purtroppo ancora stipati anche tre in un letto, ma fuori non ci sono parenti o familiari ad aspettarli. Le mamme che portano i bambini da 0 ai 5 anni per i vaccini e controlli, normalmente centinaia ogni giorno, vengono indirizzate ad alcune scuole vicine che, essendo chiuse, offrono degli spazi.  Il reparto dove vengono seguiti i malati di tubercolosi, nello stesso container dove lavorano gli operatori di Stop the Violence sono stati divisi in base ai giorni, rispetto al centinaio di pazienti che ogni giorno si accalcava, ce ne sono una decina per volta in attesa, all’aperto, e a distanza di sicurezza e vengono fatti entrare uno per volta. E poi ci sono gli operatori di Stop the Violence, che hanno riaperto il piccolo ufficio in un modulo di container.

Essendo i minibus rischiosi dato il loro sovraffollamento, la mancanza di finestrini e l’impossibilità di proteggersi e distanziarsi, Fondazione PRO.SA, grazie alla raccolta fondi in Facebook, ha provveduto all’acquisto di un’Unità Mobile per il trasporto quotidiano degli utenti e degli operatori in turno allo sportello, consentendo il regolare svolgimento delle attività previste dal progetto.

Villaggio della gioia

Togo covid 1

Il Villaggio della Gioia è un centro che accoglie e accompagna nella crescita i bambini orfani, ad Atakpame in Togo.  Attualmente è costituito da tre case e sono una quarantina i bambini ospitati. Il centro è riconosciuto dallo stato e collabora con i servizi sociali statali. L’assistenza è assicurata da 13 “mamme” che si alternano giorno e notte nelle case per accudire i piccoli, alle quali si aggiunge personale educativo, sanitario e amministrativo. I bisogni alimentari dei bambini variano a seconda della loro età. Garantire una fornitura di cibo e micronutrienti con pasti equilibrati ai bambini è l’obiettivo principale per la lotta alla malnutrizione.

Il Governo del Togo ha decretato il primo caso di Coronavirus il 6 marzo. Da quel giorno, con un sistema sanitario inesistente, il Paese ha dato alcune indicazioni sanitarie per la prevenzione ma senza alcun sussidio per l’acquisto dei dispositivi vari.

Il Villaggio si è organizzato per proteggere il più possibile i bambini, le educatrici e tutto il personale che vi lavora da possibile contagio. Ciò che Fondazione PRO.SA ha garantito sono i fondi che permettono al centro di acquistare gel disinfettante, candeggina, cloro e i materiali per la produzione di mascherine. Sono stati proprio i bambini ad essere coinvolti in un laboratorio di produzione di mascherine con carta e tessuti affinché questo gioco gli facesse prendere coscienza di come cambiare i propri comportamenti. Il lavaggio delle mani che è fondamentale nella lotta al virus viene vissuto da tutti come un intervallo. Una campanella suona 7 volte durante la giornata richiamando tutti a mettersi in fila per lavarsi le mani con gel o saponi.

Il personale che lavora nel centro vive nei villaggi periferici e quindi a grosso rischio contagio. E’ stato, quindi, deciso di distribuire anche a tutti loro mascherine e saponi così che possano coinvolgere, a casa, l’intera famiglia.

Rusizi

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Il 14 marzo 2020 anche il Governo Ruandese ha imposto il lock down, chiudendo chiese, scuole e centri per disabili, al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e limitare la diffusione del virus. La chiusura totale e le varie restrizioni hanno messo in ginocchio l’intera popolazione, soprattutto quella rurale che si guadagna da vivere giornalmente, nonché le famiglie degli utenti del centro Urugwiro. Per sostenere le famiglie in quella situazione di piena emergenza, la responsabile del centro – in accordo con il comune e con il contributo di Fondazione PRO.SA – ha organizzato la distribuzione nei quartieri attorno al centro di pacchi alimentari contenenti ciascuno: 12 kg di farina di mais, 6 kg di fagioli, 2 litri di olio, 3 kg di zucchero, 3 kg di farina di sorgo, 3 kg di farina di soja, 2 kg di sale e 2 pacchi di sapone. Con un pacco ogni famiglia ha potuto mantenersi per due mesi.

Dal 18 aprile 2020, è poi divenuto obbligatorio l’utilizzo della mascherina per circolare, ma il costo troppo elevato le rendeva  inaccessibili alle famiglie più indigenti che quindi non potevano recarsi al centro, dove era obbligatorio l’uso della mascherina per garantire la riapertura parziale di alcuni servizi. Grazie all’intervento di Fondazione PRO.SA è stato possibile acquistare il materiale necessario per realizzare mascherine in tessuto per gli operatori del centro e per ciascun utente, allo scopo di svolgere le varie attività in sicurezza, tutelando sé stessi e gli altri. Le mascherine sono state prodotte dagli utenti sordomuti dell’atelier di sartoria del centro. Oltre a questo, sono state acquistati guanti in lattice, mascherine chirurgiche e tre termometri infrarossi per provare la temperatura di ciascun utente al momento del suo arrivo al centro.

A fine luglio 2020, quando il numero dei contagi era contenuto e il centro si preparava per riprendere regolarmente tutte le sue attività, il governo ha imposto anche la realizzazione di lavandini, pavimentati e recintati, dotati di rubinetti a sensore, in prossimità degli ingressi agli atelier, affinché tutti gli utenti potessero igienizzarsi le mani prima di accedere a qualsiasi spazio. PRO.SA, consapevole dell’importanza che il centro e i suoi servizi costituiscono per la popolazione locale, è immediatamente intervenuta per finanziare la costruzione dei lavandini. Il governo ha supervisionato i lavori e ha autorizzato la riapertura del centro.

Un’altra sfida si è presentata con la riapertura delle scuole a novembre 2020. Il centro ha sempre sostenuto la scolarizzazione di 33 minori vulnerabili dai 5 ai 17 anni ma, con il blocco delle sue uniche attività di sostentamento, era impossibile aiutare tutti in quel periodo. Ancora una volta PRO.SA ha accettato la richiesta di aiuto della responsabile del centro, facendosi carico delle tasse scolastiche per 20 di quei bambini, affinché potessere frequentare il loro anno scolastico i serenità.

Cruciale è stato poi il supporto di PRO.SA nell’affrontare le conseguenze  più severe del lock down, vedi l’inflazione, la diminuzione di introiti dalle proprie attività e di aiuti da parte delle organizzazioni estere, anch’esse vittime dei danni economici della pandemia. In quel periodo, tra il 2021 e il 2022, PRO.SA ha:

  • sostenuto, per il 2021, i salari di 5 operatori del centro: uno psicologo, un fisioterapista, due educatori e un insegnante della lingua dei segni;
  • finanziato l’ampliamento della mensa del centro per garantire la distanza di sicurezza tra le persone al suo interno durante i pasti, anche in questo caso, un intervento imposto dal governo ruandese sulla base delle normative anti covid vigenti;
  • coperto l’assicurazione sanitaria annuale per 1.220 famiglie vulnerabili della zona per garantire loro l’accesso a cure mediche di base e il trasporto in mototaxi, per un anno, di 11 bambini da casa al centro.
  • sostenuto l’assicurazione sanitaria per 500 famiglie indigenti per l’anno 2023.

In 3 anni dall’inizio della pandemia, PRO.SA ha sostenuto un totale di 9 micro-progetti a supporto del centro Urugwiro garantendo la sua riapertura anche in fase di lockdown, nonché assistenza e supporto alle famiglie più vulnerabili della zona, durante e dopo l’emergenza.

 

Faisalabad

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Come il resto del mondo, anche il Pakistan si è trovato ad affrontare l’emergenza Coronavirus. Ad aggravare una situazione già drammatica di per sé, si aggiunge l’alto tasso di analfabetismo che crea, tra le famiglie della comunità, una condizione di assoluta disinformazione che li rende inconsapevoli della pericolosità del virus e dell’alto livello di contagiosità. Per questa ragione, la parrocchia di Faisalabad ha organizzato delle squadre di supporto che si recano nei villaggi e raggiungono le famiglie della comunità al fine di informarle dell’emergenza sanitaria e fornire loro delle semplici regole comportamentali da seguire nella vita quotidiana per prevenire il contagio. In effetti, in Pakistan, è consuetudine che i membri di una famiglia dormano tutti insieme in un’unica stanza e condividano qualsiasi cosa, perciò viene spiegata alle famiglie l’importanza di dormire separati e di evitare di condividere oggetti, vestiti o altro.

L’epidemia sta colpendo chiunque, ricchi e poveri di tutto il paese, ma i soggetti più in difficoltà sono coloro che vivono con salari giornalieri (operai, contadini, ecc.). L’obiettivo del progetto sostenuto da Fondazione PRO.SA, infatti, è proprio quello di assistere queste famiglie che, altrimenti, non saprebbero come mantenere la famiglia in questo periodo di lockdown. Nella Parrocchia di Faisalabad sono già stati individuati dei casi di coronavirus e il medico di base ha suggerito di somministrare vitamina C a tutti i positivi, che sono per lo più donne e bambini.

Per poter aiutare le famiglie della Parrocchia a fronteggiare al meglio questa emergenza, mantenendole il più possibile al sicuro, sono state organizzate delle squadre di volontari che raggiungono porta a porta le famiglie in difficoltà e consegnano a ciascuna di esse un pacco alimentare e un kit sanitario, che dovrebbero coprire circa un mese, nella speranza che la diffusione del virus rallenti in breve tempo.

Ogni pacco alimentare contiene 2 Kg di legumi/lenticchie (4 tipi di legumi per ½ Kg ciascuno), 3 Kg di riso, 5 Kg di olio da cucina, 2 Kg di zucchero, ½ Kg di tè, ½ Kg di sale e peperoncino in polvere.

Il kit sanitario per ogni famiglia, contiene 50 mascherine (cucite dalle donne della parrocchia), 2 gel igienizzanti per le mani, 5 saponi e due scatole di carta igienica.

Un altro grande problema legato al coronavirus è la chiusura delle scuole che, sommata alla carenza di risorse tecnologiche adeguate e all’estrema povertà delle famiglie, ostacola l’apprendimento dei bambini più vulnerabili con conseguenze inimmaginabili.

Per garantire il diritto allo studio, Fondazione PRO.SA sta sostenendo 10 laboratori di recupero scolastico per 300 bambini provenienti dalle periferie di Faisalabad. Ogni laboratorio ha la propria sede di riferimento ed è gestito da un’insegnante competente, regolarmente stipendiata, che conduce alternativamente attività educative e ricreative nel pieno rispetto delle normative anti covid. Durante la giornata, tutti i bambini e le insegnanti indossano la mascherina, disinfettano ripetutamente le mani e mantengono il metro di distanza.

Nakuru

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Lo scorso aprile l’epidemia di Coronavirus è arrivata anche in Kenya. Il numero di casi accertati è ancora contenuto ma Nairobi è stata immediatamente blindata e sono state imposte numerose restrizioni. Questa condizione ha bloccato completamente il turismo, settore di punta del paese, già in crisi economica.

A Nakuru la situazione si è aggravata nei mesi di ottobre e novembre. Tutti i bambini e le bambine della Welcome to the Family sono rinchiusi all’interno dei rispettivi compound e non hanno alcun contatto con l’esterno. Durante la giornata, lavorando a piccoli gruppi, coltivano mais, fagioli e sukumawiki per il loro sostentamento, inoltre, 10 ragazzi e ragazze della WTF proseguono le loro attività di apicoltura.

Con i bambini e le bambine sono presenti h24 i loro educatori che, normalmente, vengono stipendiati con il ricavato della vendita di acqua in bottiglia (progetto Diritto all’acqua, diritto alla vita). Per via dell’emergenza sanitaria, l’attività è stata sospesa in modo tale da garantire la sicurezza dei bambini che vivono nella stessa struttura in cui si trova il laboratorio di produzione dell’acqua ed è faticoso riuscire a coprire gli stipendi. Grazie all’intervento di Fondazione PRO.SA è possibile garantire gli stipendi, da aprile ad agosto, dei 13 educatori che vivono e lavorano presso la Welcome to The Family, e contribuire all’acquisto di riso e fagioli per la mensa dei bambini.

Fuori dalle mura del centro, il Covid sta correndo molto più velocemente: la povertà è in continuo aumento e, di conseguenza, anche il fenomeno dei bambini di strada sta peggiorando. Il Drop-In centre, centro di prima accoglienza per bambini e adolescenti di strada, è ormai troppo piccolo e fatiscente per riuscire a gestire gli attuali numeri, senza contare che, per paura del contagio, il vicinato ha lamentato la presenza di troppi bambini nel quartiere. Per dare continuità a questo servizio fondamentale, è stato necessario trasferire il Drop-in in un’altra struttura, fuori città. Fondazione PRO.SA sta sostenendo le spese di gestione della struttura, oltre che l’acquisto di cibo e kit di primo soccorso per poter accogliere ed assistere in maniera adeguata i bambini e gli adolescenti che si rivolgono al Drop-In.

Aksyon Gasmy

Haiti covid 1

Haiti non è solo il paese più povero del continente americano, ma occupa insieme a molti paesi africani le ultime posizioni nella classifica mondiale dei paesi per indice di sviluppo umano. Più della metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Purtroppo l’arrivo del Covid 19 sta rendendo la situazione ad Haiti più drammatica di quanto lo è già solitamente. Le attività economiche sono diminuite in tutti i gruppi di lavoro della diaspora haitiana, questo ha provocato una riduzione dei trasferimenti di denaro verso il paese, evidente a causa del tasso di disoccupazione degli haitiani che vivono all’estero, in particolare negli Stati Uniti.  In questa fase un serio problema che minaccia il paese è l’insicurezza alimentare.

A Mare Rouge, nel nord-ovest del paese, da un paio d’anni PRO.SA collabora con Aksyon Gasmy (AKG), un’organizzazione che si occupa di assistenza e riabilitazione di minori disabili, coordinata da Maddalena Boschetti una volontaria italiana. Le terribili condizioni economiche e di sicurezza legate alla violenza e all’instabilità politica aggravate dalle limitazioni legate al Covid 19 stanno compromettendo tutte le attività dell’organizzazione.

Fondazione PRO.SA ha risposto alla richiesta di aiuto arrivata da Aksyon Gasmy che ha elaborato tre progetti per non compromettere il lavoro che da anni sta portando avanti raggiungendo con fatica un esempio di eccellenza e di buone prassi.

Quattro radio locali trasmetteranno “Emissioni AKG” in sostituzione degli incontri con i genitori e per la propaganda di spot per prevenzione Covid 19. Le stazioni radio scelte, situate a Mawouj, Kotfe, Mol e Janrabel, coprono tutto il basso nord-ovest ed oltre. Una seconda attività sarà la diffusione di messaggi di sensibilizzazione e prevenzioni legata al Covid 19, in zone lontane, attraverso spot trasmessi da diffusori montati su motociclette. Un metodo molto utilizzato nelle zone rurali di Haiti durante le campagne elettorali. La terza attività che si potrà sviluppare sarà di carattere agricolo. A causa della siccità e delle condizioni economiche disastrose delle famiglie ci si prefigge di creare un fondo per acquisto sementi per poterle distribuire ad un prezzo inferiore a quello di mercato alle famiglie dei bambini disabili, attraverso i responsabili della Banca delle Sementi. Famiglie che coltivando potranno raggiungere la sussistenza alimentare in questo periodo tragico dove, dopo un periodo di forte siccità, si è verificato un ingiustificato aumento del costo delle sementi.

Khulna

Bangladesh Covid 2

 A seguito dell’emergenza COVID-19 in Bangladesh Fondazione PRO.SA ha accolto la richiesta di FADV e del partner locale Dalit di intervenire con un’azione di risposta urgente per i bambini e le famiglie più vulnerabili di 30 villaggi del Distretto di Khulna. In quest’area remota, ai confini tra Bangladesh e l’India, la vulnerabilità di uomini, donne e bambini è altissima.

A seguito dell’emergenza COVID-19 il governo del Bangladesh ha attivato una serie di misure per contenere l’epidemia e coinvolto organizzazioni internazionali come UNICEF, OMS Centers for Disease Control (CDC) degli Stati Uniti, a far parte di un Comitato interministeriale per la lotta al coronavirus. Una diffusione di questo virus in Bangladesh potrebbe essere catastrofica causa la alta densità di popolazione e la carenza estrema di adeguate strutture ospedaliere soprattutto nei villaggi rurali. ll Governo è intervenuto nel mese di marzo con la chiusura di scuole e università e con altre misure ma è fondamentale raggiungere la popolazione delle zone rurali con messaggi di sensibilizzazione e diffusione di comportamenti idonei per prevenire la diffusione del virus.

Il distretto di Khulna è l’area dove PRO.SA e FADV stanno sostenendo l’azione dell’organizzazione locale DALIT. Nella zona si è assistito negli ultimi anni ad un ulteriore impoverimento delle minoranze hindu con particolare riferimento ai dalit. La comunità fuori casta dalit rappresenta uno dei gruppi più emarginati dal punto di vista sociale. Vivono in condizioni di povertà estrema nelle zone più insalubri dei villaggi, maggiormente soggette ad alluvioni ed allagamenti, in cui le fonti d’acqua da cui le famiglie si riforniscono sono inquinate dall’arsenico presente nelle falde.

 

L’organizzazione DALIT, con l’aiuto di PRO.SA e FADV, sta intervenendo in 30 villaggi dei sub-distretti di Dumuria, Keshabpur e Tala in cui vivono n. 3600 famiglie appartenenti alla casta dei Dalit. Circa 14.400 persone di cui 5000 sono bambini.

 

Vengono distribuiti pacchi viveri, contenenti riso, lenticchie, patate, olio, sale, soluzione salina orale e materiali per l’igiene e la prevenzione come mascherine, guanti per le mani, sapone e disinfettante per proteggersi dal Coronavirus. Un altro intervento a breve termine sarà attuato in 8 Unioni di 3 Upazilas (sotto-distretti) per distribuire 9.000 mascherine, 7.200 pezzi di sapone per il lavaggio delle mani, medicine supplementari e alimenti attraverso la visita alle famiglie. Inoltre, il programma di prevenzione prevede la diffusione di informazioni attraverso manifesti, volantini e un dialogatore.

Come l’Okapi

Pro sa italia okapi

“E tu chi sei? L’Okapi” è un libro di Dino Ticli che narra la storia di Forestiera, chiamata così perché cresciuta nella foresta e perché straniera. È una femmina di okapi: un animale originale e misterioso che abita solo in una remota zona della Repubblica Democratica del Congo, curioso perché strana sintesi di tre altri animali. Un po’ zebra, un po’ asino, un po’ giraffa, l’okapi è una scoperta, un perfetto mix di specie diverse e insieme un essere unico.

Forestiera sente il bisogno di darsi un nome, di capire quale sia il suo popolo, di andare alla ricerca dei suoi simili, di lasciare il suo mondo per trovare degli amici, una famiglia, la felicità.

Un viaggio fatto di incontri con animali mai visti prima – dal bonobo al facocero – e di esperienze di vita: okapi sperimenterà diffidenza e accoglienza, paura e tolleranza, diversità e amicizia.

All’interno del progetto portato nelle scuole, intitolato come il libro, l’esperienza di Forestiera rappresenta la metafora della diversità e del dialogo tra culture. Perché conoscere la diversità rafforza la propria identità e contemporaneamente rende migliori.

Negli incontri pensati per le scuole elementari, ai bambini viene proposto un percorso che, proprio come nel caso della piccola Okapi, li porta a scoprirsi singolarmente per poi entrare in relazione con l’altro, il diverso.

Attraverso giochi di conoscenza, attività manuali, di ascolto e confronto, i bambini imparano a mettersi in gioco, soprattutto grazie alla presenza fra loro dell’Okapi in persona!

Invece, per i ragazzi più grandi, il progetto mira a far riflettere sulle scelte delle persone che, proprio come Forestiera, lasciano la propria terra per andare alla ricerca di una vita diversa, scontrandosi a volte con il pregiudizio e lottando ogni giorno per l’integrazione con il nuovo contesto.

In questo caso l’attenzione si pone soprattutto sull’analisi delle differenze che caratterizzano i diversi contesti da cui proviene l’”altro” e sul ruolo fondamentale che ciascuno di noi può avere per salvaguardare il bene dell’altro.

I ragazzi sono invitati a scoprire i dati globali su diverse tematiche, ad approfondire argomenti di attualità e a far sentire la loro voce dopo un attivo confronto tra pari.

Questo progetto è stato finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, nell’ambito del bando di Educazione della Cittadinanza Globale, presentato insieme ad altre organizzazioni lombarde, con Celim in qualità di capofila.

 

Stop The Violence

Mostra stv 1

L’attività di PRO.SA in Italia non si limita all’organizzazione di percorsi di Educazione alla Cittadinanza Globale nelle scuole e negli oratori, ma si impegna a raggiungere diverse fasce d’età, io diversi modi, nel tentativo di sensibilizzare un numero sempre maggiore di persone.

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, Fondazione PRO.SA ha portato in tre comuni della Lombardia una mostra fotografica sul progetto “Stop The Violence”: un impegno della Fondazione contro la violenza di genere nello Zambia. La mostra si sviluppa attraverso 21 scatti fotografici, che raccontano la vita negli slum di Lusaka, realizzati dal fotografo Matteo Broggi, in viaggio nel progetto “Stop the Violence”.

La mostra è stata ospitata e patrocinata per la prima volta, presso il Centro Milano Donna del Municipio 6 del Comune di Milano ed inaugurata alla presenza del Sindaco Sala il 24 novembre 2018.

A dicembre 2018, la mostra è stata esposta presso la Biblioteca Comunale di Nembro (BG) e, al momento dell’inaugurazione, è intervenuta Elena Arvati, coordinatrice del progetto per conto di Fondazione PRO.SA, per raccontare la sua esperienza al fianco di donne e ragazze vittime di violenza e pregiudizi culturali.

Dal 24 novembre all’8 dicembre 2019, la mostra è stata allestita presso il Palazzo dei Muratori del Comune di Romano di Lombardia (BG) e, nel corso delle due settimane, è stata visitata da diversi gruppi: dieci classi del Liceo Don Lorenzo Milani di Romano di L.dia, provenienti dagli indirizzi socio-economico, linguistico e delle scienze umane; dal gruppo dei preadolescenti di terza media dell’oratorio San Filippo Neri di Romano di L.dia e da circa trenta mamme dell’associazione Solidarietà Scolastica di Romano di L.dia. Si è trattato di incontri di riflessione e scambio, nonché di sensibilizzazione attorno ad un tema tristemente molto attuale, non solo nello Zambia. Inoltre, a chiusura della mostra, è stato organizzato un incontro con Elena Arvati, che è tornata a parlarci della situazione a Kanyama, Lusaka, offrendo una testimonianza lucida e preziosa di ciò che accade quotidianamente e dei successi del progetto Stop The Violence.

Chi fosse interessato a conoscere, e a far conoscere, la mostra fotografica “Stop the Violence” può contattarci scrivendoci a info@fondazioneprosa.it

Scuole E Oratori

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La Cittadinanza Globale sostiene un nuovo modello di cittadinanza basato sulla piena consapevolezza della dignità insita in ogni essere umano, sulla sua appartenenza ad una comunità locale e globale e sull’impegno attivo per ottenere un mondo più giusto e sostenibile. Il cittadino o la cittadina globale sono persone capaci di IMPARARE connettendo, di FARE pensando, di CONVIVERE riconoscendo, di ESSERE diventando, di TRASFORMARE immaginando.

La proposta di Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), portata avanti da Fondazione PRO.SA come da altre organizzazioni nel mondo, aspira ad integrare in una visione coerente l’educazione allo sviluppo sostenibile e ai diritti umani, alla pace, alla interculturalità e al genere, osservando lo stretto legame tra tutte queste aree così come l’interdipendenza sempre maggiore tra gli esseri umani in un pianeta minacciato nella sua sostenibilità. L’obiettivo è creare una coscienza civica che possa impegnarsi per la riduzione di ogni forma di violenza, per eliminare l’abuso, lo sfruttamento e ogni forma di violenza perpetrata nei confronti di donne e bambini.

In Italia, nelle scuole e negli oratori, vengono promossi percorsi didattici di ECG che comprendono un insieme di attività di informazione, sensibilizzazione e formazione. Al centro vengono messe le problematiche relative all’interdipendenza tar il Nord e il Sud del mondo, alla povertà, allo sviluppo, ai diritti umani e all’esclusione sociale. Laboratori studiati su misura per i diversi target al fine di portare ad una conoscenza della cittadinanza mondiale come ispirazione al sentimento di appartenenza ad una grande comunità ed a una umanità comune.

Ogni azione di PRO.SA è volta a rafforzare la cooperazione tra nord-nord e nord-sud attraverso lo sviluppo e il trasferimento di competenze per il rafforzamento di un sistema efficace di costruzione delle capacità.

Villaggio Sri Vichian

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Chiang Rai è situata nel nord della Thailandia in quel pezzo di terra chiamato il Triangolo d’oro. Una grande area montagnosa dove, seminascosti tra le foreste, ci sono villaggi abitati prevalentemente da profughi birmani, laotiani e cinesi. Le minoranze tribali del Nord, le cosiddette “tribù dei monti” sono gruppi umani ancora seminomadi, in parte non ancora registrati all’anagrafe, quindi senza documenti personali né documenti di proprietà delle terre. In genere non sono scolarizzati e non conoscono la lingua Thai, ma solo i propri dialetti. Nel 1993, in quello che era il villaggio Sri Vichian, viene aperto, dai Religiosi Camilliani, un centro di accoglienza: il Camillian Social Center Chiang Rai (CSC), con l’obiettivo di provvedere all’educazione e scolarizzazione di bambini tribali perché possano, crescendo, imparare a gestire la propria vita e migliorare le loro condizioni di vita.

Al CSC si sta sviluppando un progetto agricolo rivolto ai bambini disabili e normodotati delle tribù dei monti. Attraverso attività di agricoltura e allevamento, seguendo un metodo di apprendimento informale, i bambini e i giovani coinvolti acquisiscono nuove tecniche ed abilità agricole e, tramite la vendita del bestiame, apprendono le modalità di gestione e distribuzione del ricavato, che viene destinato all’acquisto di cibo, materiale scolastico e alle attività sportive per i bambini del centro o verrà investito nelle piantagioni per la loro futura sostenibilità. Si sta creando, così, un circolo virtuoso da cui tutti trarranno beneficio. Fondazione PRO.SA sta sostenendo le spese per la ristrutturazione di un porcile e di un pollaio, l’acquisto dell’attrezzatura per l’acquacoltura e la piantagione di diversi alberi da frutto, necessarie per dare il via alle attività.

La speranza è quella che anche altre comunità circostanti intraprendano un percorso simile che aiuti i bambini a sviluppare le competenze basilari per lo svolgimento di un lavoro

Villaggio della gioia

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È l’autunno del 2009 quando il progetto “Villaggio della Gioia” comincia a prendere vita. Le richieste di aiuto per trovare una casa per bambini rimasti orfani, di uno o di entrambi i genitori, che arrivano all’Association Ensemble pour le bien etre de l’enfant sono in continuo aumento. Si decide così di creare un piccolo villaggio dove accogliere e crescere i bambini orfani. Attualmente, le case sono tre e ospitano una quarantina di bambini. Il centro è riconosciuto dallo stato e collabora con i servizi sociali statali. L’assistenza è assicurata da 13 “mamme” che si alternano giorno e notte nelle case per accudire i piccoli, alle quali si aggiunge personale educativo, sanitario e amministrativo. I bisogni alimentari dei bambini variano a seconda della loro età. Garantire una fornitura di cibo e micronutrienti con pasti equilibrati ai bambini è l’obiettivo principale per la lotta alla malnutrizione.

Sia i bambini del Centro, che quelli seguiti a domicilio, beneficiano di cure mediche, mentre i nuovi arrivati vengono sempre sottoposti ad un controllo generale di verifica dello stato di salute. Le malattie che più hanno interessato i neonati e lattanti sono state la malaria e le infezioni intestinali.  Per i bambini oltre i 2 anni, le malattie più diffuse sono infezioni, malaria, tosse, raffreddore, ferite ed escoriazioni provocate durante le attività di gioco. Con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di problemi di salute dei bambini e garantire una seria prevenzione, fulcro delle attività svolte nel Centro, è stata completamente ristrutturata la sala mensa e sono in via di realizzazione servizi igienici adeguati in prossimità delle aree gioco. Verranno installati lavabi a misura di bambino con acqua corrente per il lavaggio delle mani prima della merenda. In questo modo, si tenta di elevare il benessere dei minori, istruendoli sulle norme di igiene personale.

Anche il punto docce verrà ristrutturato per soddisfare le esigenze dei piccoli e agevolare il lavoro delle “mamme”. Quest’area sarà affiancata da un piccolo wc – per abituarne all’uso i bambini – e da uno spazio sufficiente per potervi collocare i vasini che meglio si adattano all’età dei piccoli.

La struttura sarà dotata di corrente elettrica e piccoli pannelli solari oltre che di un porticato esterno, protettivo contro le forti piogge periodiche.

Molti interventi di sviluppo che PRO.SA supporta si focalizzano sull’accesso sostenibile a servizi idrici adeguati, a servizi igienici salubri e a fonti di energia rinnovabile.

Stop the violence

Foto donne

A Lusaka, lontano dai quartieri residenziali, sono sorte nell’ultimo decennio aree informali, densamente abitate, dove affluisce la popolazione proveniente dalle aree rurali alla ricerca di una vita migliore. Si tratta di quartieri ad alta concentrazione di povertà, disoccupazione, e disagio sociale in tutte le sue forme, dove le donne sono vittime di ingiustizia sociale, culturale e violenza domestica e dove i minori sono ad alto rischio di abusi, malnutrizione, abbandono scolastico e sfruttamento. Nel più grande e degradato di questi compound, a Kanyama, è in corso dal 2018 il progetto STOP THE VIOLENCE, avviato e sostenuto da Fondazione Pro.Sa.

La violenza contro il genere femminile, anche in tenera età, è un fenomeno largamente diffuso nello Zambia, come in molti altri paesi africani. Le ragioni alla base del fenomeno sono innanzitutto culturali: al genere femminile è assegnato un ruolo subordinato al maschio e questa subordinazione si esplica in tutti gli ambiti della vita di una donna, inclusa quella sessuale. Il fenomeno attraversa tutti i ceti sociali ma è ancora più evidente e drammatico negli slum, dove l’abuso di alcool, i bassi livelli di istruzione e la trappola della povertà alimentano comportamenti violenti a danno del genere femminile e spesso dei suoi membri più deboli e fragili (orfane e ragazze o donne disabili fisiche e/o mentali).

La violenza di genere è una delle concause che ha favorito la diffusione dell’Hiv/Aids: lo Zambia è uno dei paesi dell’Africa Australe più colpiti al mondo dalla pandemia. Negli ultimi 20anni sono stati compiuti passi in avanti nel contrasto alla Gender Based Violence, con l’apertura di unità anti-violenza (Victim Support Unit) in molte stazioni di polizia (una presente anche a Kanyama), è stato creato un ministero ad hoc per la promozione dei diritti della donna, è stata varata una legge nel 2011 a tutela delle donne vittime di violenza, che prevede tra l’altro l’apertura di centri d’accoglienza per le donne a rischio della loro stessa vita, ma in assenza di risorse questi obiettivi restano solo sulla carta. Raramente le donne denunciano e ancor più raramente il caso finisce in tribunale: la maggioranza delle donne non è nemmeno cosciente dei propri diritti e considera “pressoché normale” essere picchiata dal marito se viola i propri doveri coniugali. Le donne, infatti, sin da bambine sono esposte a rituali ed iniziazioni, che implicano modificazioni dei genitali femminili, che hanno come focus principale quello di insegnare alle donne ad essere sottomesse all’uomo e a compiacerlo sempre. La dipendenza economica (spesso associata ad un basso livello di istruzione), o il solo fatto di non avere un altro luogo dove andare a dormire o rifugiarsi, scoraggia una denuncia. Spesso anche la famiglia di origine rifiuta di riaccogliere una figlia vittima di violenza: la donna è stata infatti “comprata” dalla famiglia del marito ed è considerata a tutti gli effetti una sua proprietà che non può essergli sottratta.

In questo contesto era necessario e urgente intervenire per offrire un supporto alle vittime e attivare o dare respiro ad un processo culturale che rimuovesse quell’aurea di “normalità” alla violenza di genere prevalente negli slum. Di fronte ad una situazione così drammatica, Fondazione PRO.SA si è attivata con il progetto Stop the Violence, che ha visto a ottobre 2019 l’apertura di un’Unità Antiviolenza presso l’ospedale pubblico di Kanyama, unico avamposto per fronteggiare un fenomeno così diffuso. L’unità è coordinata da una operatrice italiana, e vi lavorano tre counsellor e un paralegale.  L’Unità antiviolenza offre alle vittime una assistenza gratuita che si declina in diverse forme: uno spazio di ascolto, l’accompagnamento per accedere alle cure e per ottenere la certificazione sanitaria necessaria per avviare una procedura legale, visite domiciliari, consulenza legale e assistenza in tribunale, counselling di coppia e supporto alla genitorialità. Il team di Stop the Violence si interfaccia ogni giorno con diverse stazioni di polizia, dove spesso deve confrontarsi con pregiudizi culturali di ogni genere, che derubricano una violenza a consuetudini normali all’interno di una famiglia. Lo sforzo quotidiano degli operatori di Stop the Violence è quello da un lato di rendere le vittime consapevoli di esserlo e coscienti dei propri diritti e dall’altro di formare e responsabilizzare chi ha il dovere di certificare una violenza e tutelare le vittime. E’ un lavoro complesso, pesante per i suoi risvolti emotivi, che assume il profilo di una battaglia culturale contro gli stereotipi di genere e a difesa della integrità e dignità di donne e minori.

Nel 2021 è nata “ULEMU no one excluded“, un’organizzazione locale, partner di Fondazione PRO.SA, costituita per meglio coordinare tutte le attività e i progetti in corso, nonché l’unica realtà a Kanyama a supporto delle vittime di violenza, il cui nome, in lingua locale, significa “rispetto”.

Solo nell’anno 2024 sono state registrate 1.447 vittime adulte, in leggero aumento rispetto al 2023. 10.339 persone sono state coinvolte in workshop di sensibilizzazione sulla violenza di genere per l’eliminazione di stereotipi e pregiudizi culturali, mentre 30 membri dello staff hanno partecipato a corsi di formazione per la gestione delle vittime e della procedura di intervento.

Nel triennio 2022-2024 l’Unità Antiviolenza ha accolto 5.607 vittime di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica. Di queste, i minori sono 1.638. 

Per scoprire tutti gli aggiornamenti sulle attività realizzate nel 2021, leggi il REPORT.

Per scoprire tutti gli aggiornamenti sulle attività realizzate nel 2022, leggi il REPORT.

Per scoprire tutti gli aggiornamenti sulle attività realizzate nel 2023, leggi il REPORT.

Radha Paudel

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Fondazione PRO.SA incontra Radha Paudel nel 2018 e decide di avviare un’azione di supporto all’importantissimo progetto che Radha stava avviando.

Radha Paudel è un’operatrice sanitaria e attivista nepalese, sopravvissuta ad attacchi terroristici maoisti che da anni si occupa della condizione delle donne in Nepal. Tra le sue molteplici iniziative ha suscitato in noi particolare interesse la sua lotta al riconoscimento del diritto ad una “mestruazione dignitosa”.

In Nepal, come in molte altre parti del mondo, il ciclo mestruale è considerato taboo, una cosa di cui non si deve parlare e si deve tenere nascosta.

Durante il periodo mestruale le donne che appartengono a famiglie di tradizione induista, vengono allontanate dall’abitazione e isolate in capanni o stalle in condizioni spesso estreme.

Quest’arcaica tradizione si chiama Chaupadi e causa ogni anno molteplici vittime e grandi sofferenze a milioni di donne che si sentono private della loro dignità.

Abbiamo accompagnato e sostenuto finanziariamente la Radha Paudel Foundation partecipando all’acquisto di macchine per la realizzazione di assorbenti organici che vengono distribuiti gratuitamente a donne che non hanno risorse economiche per affrontarne l’acquisto.

Parte della produzione viene venduta in modo da poter creare un volano economico che permette alla fondazione di creare un sistema educativo di supporto alla donna e di remunerare le lavoratrici del piccolo laboratorio di produzione.

Lo scorso anno, abbiamo generato un circolo virtuoso acquistando centinaia di assorbenti organici e donati a ragazze indigenti che alloggiano in istituti di accoglienza a Kathmandu.

Special Education School

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La Special Education School di Luang Prabang dà a bambini sordomuti l’opportunità di ricevere un’istruzione e di imparare un una professione, con l’obiettivo di favorire la loro integrazione nel mondo del lavoro. Per valorizzare il loro lavoro e promuovere il loro apprendimento, il centro si è sviluppato molto negli anni e si impegna a diventare sempre più autosufficiente. Per permettere ai beneficiari di ultimare il loro percorso di studi e assicurare loro un futuro, le Suore di Maria Bambina hanno aperto per gli studenti più grandi un programma di formazione professionale di tre anni. Al termine della formazione, gli studenti avranno acquisito le abilità e le competenze necessarie per trovare un impiego ed essere indipendenti.

 

 

Il centro funziona esattamente come una fattoria, con un grande giardino e alcuni animali: maiali, rane, anatre e polli. Le attività agricole previste dal progetto hanno lo scopo di garantire ai beneficiari una fonte di sussistenza, cosicché possano ridurre il più possibile le loro spese, cercando di rendersi indipendenti. Con un contributo di Caritas Italiana, nel 2018, sono state realizzate due grandi serre per poter coltivare gli orti tutto l’anno. Nell’orto vengono coltivate melanzane, cavoli, peperoncino, cipolle, cetrioli, fagioli e zucche.

Con la recente creazione di un laghetto per l’acquacoltura e la pesca, gli studenti hanno un’ulteriore opportunità di imparare un lavoro. Il laghetto funge da bacino per la raccolta di acqua piovana durante la stagione delle piogge, mentre durante la stagione secca, l’acqua viene pompata nell’orto per abbeverare le piante e per pulire gli spazi degli animali. Nel tempo, anche l’avvio di attività di allevamento ittico e pesca, nel tempo, contribuirà all’autosufficienza del centro.

Piccole coltivazioni agricole  o catene di distribuzione in centri di accoglienza e riabilitazione per minori aiutano a prendere coscienza che le attività, in cui sono coinvolti, sono fonti di reddito per il sostentamento del progetto e di loro stessi.